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E-nigma Magazine n. 2 aprile 2015 Versione digitale

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E-nigma Magazine n. 2 aprile 2015

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Editoriale – E-nigma Magazine

Un tempo erano gli aedi a mantenere vivo il nome degli eroi e delle loro gloriose gesta. Quando l’aedo proferiva parola si poteva udire la dolce e misteriosa voce delle muse; era così un canto sacro quello che arrivava ai presenti e giungeva alle stelle. La memoria storica e tutto il bagaglio dei poemi epici era in questo modo conservato e soprattutto tramandato dall’aedo che, nell’antica Grecia, era considerato una figura sacra. Fu Pindaro, poeta greco del V secolo a.C. e “campione” della lirica corale, che nella sua Nemea, coniò il termine “cucitore di canti”, ovvero rapsodo. A differenza dell’aedo il rapsodo non apportava modifiche alle opere che raccontava, così sic et simpliciter le cantava al suono della lira, esattamente come le aveva ricevute dai suoi maestri. Dunque rapsodi o aedi? Difficile rispondere in quanto nelle pagine di Enigma cerchiamo di trarre ispirazione sia dall’uno sia dall’altro. Vogliamo contribuire a raccontare storie e indagare misteri che altrimenti verrebbero dimenticati; a volte riferiamo i fatti così come li conosciamo, ma in altri casi aggiungiamo magari delle novità o delle nuove interpretazioni, allora sì che diveniamo aedi e non più rapsodi. Certo non abbiamo la presunzione di parlare per conto delle muse e non ci sentiamo investiti di luce divina… Sappiamo molto bene però che la torcia della memoria storica, archeologica e mitologica, sebbene arda di un fuoco sfavillante, può essere spenta in un istante dal freddo vento del’ignoranza umana, della cieca ottusità e da chi scambia il soffio del vento che stride tra gli alberi con il grido di un dio che comanda ai suoi discepoli di compiere missioni in suo nome. Vorrei che questo editoriale, insolito certo, sia in grado di suscitare delle riflessioni su quanto sia importante preservare dalla distruzione la memoria di un popolo, qualunque esso sia e qualunque divinità scelga di adorare. Combattiamo per essere rapsodi o aedi altrimenti non avremo più storie da raccontare e allora sì che il vento gelido che sferza le foreste diverrà la voce di dio.

Massimo Bonasorte