IL MOSTRO DI FIRENZE. VIAGGIO NELLA MEMORIA ASTRALE |
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I SOGNI DI H'ERMES |
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Dopo l’ennesimo omicidio che addebitavano “ al mostro di Firenze “ mi imposi l’obbligo di un mio maggiore interesse ed impegno, perché l’assurda sequenza di omicidi avesse termine. Lo stesso interesse non nasceva per una mia curiosità o desiderio di vendetta, benché esistono i limiti oltre i quali l’arroganza e sfida umana, possa trovare diversamente pari crudeltà di risposta, a costo di renderti simile anche se idealmente opposto, nelle finalità del male da loro espresso: comunque, non certamente migliore. Sentendo l’ennesimo telegiornale che riportava i scabrosi particolari del duplice omicidio, la coscienza si ribellò ulteriormente determinandomi ancor più maggiormente. Avevo atteso inutilmente la soluzione definitiva del caso da parte degli investigatori: promesse inutili, congetture inesistenti, teorie astratte e prive di risultati reali e concreti, troppo tempo prezioso era passato ed altre vittime innocenti, si erano aggiunte al calvario del dolore e del disprezzo della vita, gettando nella disperazione e nell’abbandono ben 16 famiglie diverse tra loro, ma unite nella perdita più cara e preziosa: la vita dei propri figli ancora giovani ed amanti della vita.
Era necessario interrompere immediatamente questo oltraggio della coscienza, che l’opinione pubblica italiana ed estera, era ormai costretta da accettare passivamente da troppi e lunghi anni. Infatti erano trascorsi più di 15 anni, ed erano stati uccisi ben otto coppie di giovani mentre erano appartati in intimità, in tenda o in macchina però sempre in luoghi isolati e boschivi. Era talmente aberrante l’idea dell’esistenza di coscienze umane così contorte e deviate, da apparire ormai chiara una sfida del male, contro giovani che avevano la colpa di amarsi e voler vivere e piacersi della vita. Volli escludere in me la possibilità di rivedere nel sogno, l’immagine ed i particolari dell’ultimo omicidio, perché cosciente che avrei perso la ragione e la coscienza, rimandando a DIO il mio perdono. Ero certo che la visione consequenziale del delitto, avrebbe stimolato la mia vendetta immediata, conoscendo la mia fragilità umana che si immedesimava, nella disperazione delle famiglie private anche della giustizia umana.
Non sapevo quante persone partecipassero ai delitti, e le informazioni sugli stessi apparivano sempre generiche ed evasive, forse per mascherare la vera incapacità degli investigatori, perché comunque in 15 anni non ci fu l’arresto dei colpevoli, mentre apparivano evidenti e chiare le lacune ed incapacità professionali. Se gli assassini erano più di uno sapere per me i loro cognomi, mi sarebbe stato difficile poi ricordarli esattamente: bastava nel ricordo sbagliare una consonante o una vocale per condannare degli innocenti, in più avrei dovuto impararmi a memoria anche la via ed il paese di residenza. Troppo difficile per me abituato ad non avere una grande memoria nominativa, eppoi in questi casi di tensioni emozionali intense, resta sempre difficile una perfetta memorizzazione. Nelle notizie investigative una cosa emergeva chiaramente: l’uso della macchina da parte degli assassini. Nel sogno dovevo prendere il numero di targa della loro auto, e verificare il numero delle persone partecipanti all’ultimo delitto. Il resto sarebbe stato compito degli investigatori, una volta in possesso dell’informazione esatta.
Così una notte sognai di risvegliarmi dietro ad una macchina, Fiat Ritmo di color marrone scuro: ero esattamente d’innanzi al baule dove normalmente viene posta la targa posteriore. Girandomi intorno con lo sguardo per capire dove mi trovassi, nonostante il buio della sera la zona era illuminata dalle luci artificiali, perché la macchina era all’interno di un benzinaio in servizio serale. Ricordandomi del perché ero li, cercai di visualizzare il numero di targa della stessa macchina, concentrandomi nella memoria perché avrei dovuto ricordarla esattamente. Non c’era: non aveva la targa posteriore. Lui l’aveva tolta precedentemente per non essere rintracciato prima durante e dopo il delitto. Con la Ritmo era posteggiato all’interno del rifornimento, che rimane sulla destra della gareggiata della strada nazionale o provinciale, priva di qualsiasi illuminazione, dove una linea bianca continua e ben visibile, annunciava una spaziosa curva a destra: 100 metri più avanti. Era entrato nel rifornimento per fare benzina, su una delle due pompe che sono subito all’ingresso, limitate dalla strada principale da un piccola aiuola (in cemento) lineare e ben curata.
Aspettava in sosta all’interno della sua macchina, che gli automobilisti di tre macchine posteggiate più all’interno delle stessa aria di servizio, oltre che a parlare tra loro finissero di fare benzina attraverso le altre pompe, posizionate nell’area più in fondo a destra, abbastanza distanti da lui. Questa area di servizio in fondo sulla destra era delimitata da un muro alto di cemento, per annullare il sottostante dislivello confinante. Mentre lui aspettava notai sempre dal posteriore della sua macchina, che aveva delle tendine calate sul lunotto posteriore, da non permettere la facile individuazione del conducente e passeggeri. Nello spazio centrale tra le due tendine posteriori, cercando di vedere chi c’era in macchina notai soltanto “un guidatore maschio.” Era di corporatura robusta e tozza, ed aveva in testa una coppola tipica dell’entroterra contadina: sicuramente aveva passato i 50 anni, e si era appena girato indietro velocemente per guardare oltre le tendine della macchina, come se avesse percepito la mia presenza invisibile. Per aver la certezza che lui fosse il vero responsabile degli omicidi, cercai conferma leggendo nel suo pensiero.
“ Il mostro “ dalle fattezze umane proveniva ora dal suo ultimo misfatto omicida, accaduto in un luogo boscoso che distava molto più indietro, nella stessa sua direzione di marcia. Si era immesso in questa direzione stradale per venire a fare rifornimento. Aveva precedentemente attraversato questa gareggiata dal lato opposto, perché lui proveniva da una stradina non asfaltata immersa in un boschetto. L’ingresso sulla strada asfaltata era facilitato, perché la stessa era spianata anche se leggermente in salita, ed non aveva limiti ne ostacoli di demarcazione ai lati. Mentre mi apprestai ad andare avanti con la volontà di vederlo chiaramente in volto, camminando sul lato destro dell’auto nella parte dello sportello anteriore, nemmeno il tempo di arrivarci che lui partì velocemente uscendo dal rifornimento, imboccando la strada nella direzione della grande curva a destra. Durante la lunga attesa aveva lasciato l’auto a motore acceso. Mentre spariva velocemente nell’oscurità della notte, venivo in conoscenza che lui era in uso abitudinario di una macchina Fiat 126 (credo gialla) che faceva guidare da sua figlia per cercare rapporti sessuali occasionali, che ambedue ricercavano nei diversi luoghi della città e confini di Firenze, che servivano per soddisfare la sua perversione anche di insaziabile guardone.
Durante i rapporti sessuali di sua figlia lo stesso si posizionava poco distante, all’esterno dell’auto, anche se era dei clienti occasionali, mentre la figlia da lui costretta e minacciata, consumava del sesso l’inverosimile delirio, senza freni e censure, simulando piaceri infiniti, gridando e spasimando forte: perché a lui piaceva cosi. Se inizialmente si nascondeva dietro alberi o cespugli, quando il piacere dei sensi del maschio occasionale prendevano il sopravvento, lui si avvicinava fino ad arrivare vicino ai finestrini dell’auto: questo permesso era concesso come condizione essenziale, per consumare il rapporto con la donna che i clienti mai potevano pensare fosse la figlia. Il tutto avveniva e si consumava senza pretendere in pagamento del denaro. Svegliandomi improvvisamente dal mio letto per tanta depravazione e schiavitù, capii che io avevo fallito perché comunque non ero riuscito ad avere, il numero di targa dell’auto usata per l’ultimo omicidio. La sua doveva essere l’ultima vittoria: questo mi dissi fortemente convinto. Fu arrestato a distanza di brevissimo tempo.
Vedendo le immagini televisive che confermavano nei tratti somatici, la strana e perfetta rassomiglianza del conducente della Fiat Ritmo di color marrone, ho creduto finalmente che il silenzio calasse per sempre, su una vicenda tragica mortale e vergognosa, che per lunghi anni aveva martoriato e creato apprensione per tutta la provincia toscana, con l’incredulità ed obbrobrio dell’intera collettività europea e mondiale. Per i mass-media invece iniziò il triste spettacolo propositivo e ripetitivo, nella vivisezione delle singole tragedie e barbarie, con interventi infiniti, discussioni, dibattiti e servizi speciali. L’assurdo e morboso interesse mediatico ne fece un protagonista privilegiato, alternando l’ilarità alla brutalità umana, secondo un copione dell’irreale che riserva maggior spazio, a chi del comportamento umano si è reso simile al demonio, assimilando nell’immaginario collettivo, “i compagni di merenda “ diversamente il cognome del famigerato maniaco, come ad intendere ricordare o riproporre l’infame suo passato, nei confronti di normali persone lontane dall’insana natura del mostro, però oggetto di derisioni collettive o gratuiti sfottò.
Tutto si svolse per piacere e compiacere, chi della natura non umana si è voluto rivede in coscienza par simile, oppure cercare l’inutile derisione della malattia mentale altrui, diversamente ricercare il boom degli ascolti televisivi, dimenticando che la vera giustizia umana non è mai spettacolo popolare, ma riflessione, comprensione, pietà, giusta condanna: anche pratica del perdono se si è abbastanza saggi e forti nello spirito. Noi strumenti malleabili dell’informazione di massa, siamo stati invece a lungo bombardati nella nostra quotidianità, dalla sua innaturale e sempre presenza, mattina pranzo cena sera e notte, alternando il disgusto e la condannata con l’ilarità delle sue battute, dimenticando facilmente il dovuto rispetto di 16 giovani vittime innocenti, morte perché cercavano nella loro intimità il grande sogno dell’amore, trovando invece la malvagità di chi forse non ha mai saputo amare, per questo ha voluto uccidere chi veramente amava.
Negli anni nessuno sensibile omaggio fu reso, ne condoglianze ne preghiere ne memorie, verso quelle povere famiglie delle vittime facilmente dimenticate. Non dovremo meravigliarci delle deviazioni della nostra prosperosa e progredita civiltà, ma riflettere profondamente sulla nostra estrema insensibilità, dimenticanza ed abbandono sociale e solidale. È stato sempre risaputo che il terrore e la morte violenta dei nostri simili, richiama ancestrali e morbose attrazioni ed interessi, però l’informazione deve porsi anche il rispetto dovuto, (oggi legiferato e garantito) verso quella maggioranza degli utenti che desiderano sempre una giusta informazione, ma limitata e vagliata intelligentemente nei contenuti e proiezioni, non addebitandoci il loro abuso come scusa del nostro morboso interesse, perché come ben ricordo avendo due bambini in età scolastica, dovevo fare i prodigi per trovare un giusto canale televisivo, che non violentasse l’animo e la sensibilità degli stessi: perché non esistono valide risposte ai perché di certi comportamenti umani.
Spesso nel postare i miei diversi racconti in Internet mi si domanda, se mai avessi avuto incontri con satana lucifero il diavolo ecc.. ecc… Con loro non ho mai avuto incontri o scontri di nessun genere, non l’ho semplicemente mai trovati, in compenso però ho conosciuto il MALE espresso dalle azioni di persone, che hanno rappresentato e manifestato tutta la natura del diabolico, che è insita e abilmente nascosta nell’arbitrio di alcuni, che ci (si) dicono che fanno parte del nostro genere umano.
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