1.1 Premessa
Diversi anni fa abbiamo avviato, inconsapevolmente l’uno dall’altra, un’appassionante ricerca verso una curiosa incisione che risultava essere tra quelle presenti nel castello francese di Chinon, verosimilmente lasciate da alcuni Cavalieri Templari1 ivi detenuti in attesa di sentenza. Si trattava di un graffito costituito da un triplice quadrato concentrico (Fig. 1), con diverse varianti (anche circolari) per la verità, che ricordava molto uno ‘schema’ che fin da bambini avevamo già visto sul retro di molte scacchiere: il gioco del Filetto o ‘Mulino’2. I Templari cercavano un passatempo, organizzando ‘sfide’ a due giocatori nonostante il tetro ambiente di detenzione e l’incertezza sul loro futuro?
Il dubbio che non fosse proprio così ci venne per un’immediata riflessione: come si può giocare su uno schema se questo è posto in posizione verticale? Forse le pedine speciali dei templari sfidavano la gravità? Non era possibile e pertanto – sempre inconsapevoli l’uno degli studi dell’altra – abbiamo avuto il desiderio di documentarci maggiormente. Perché? Se non si fosse trattato di Templari questa Ricerca avrebbe mai avuto motivo di essere intrapresa? Ancora non lo sappiamo. Tuttavia dobbiamo dire che essa è iniziata molto tempo prima che ‘scoppiasse’ la ‘templarimania’, o che ci accostassimo ad una letteratura coinvolgente la sfera ‘esoterica’.
Il bisogno di capire cosa possa esservi dietro a quella che chiameremo ‘Triplice Cinta’3, ha avuto diverse conseguenze per entrambi: ricerche bibliografiche e telematiche; ricerche ‘sul campo’, con visite documentate in molte regioni italiane; condivisione del materiale progressivamente raccolto con persone interessate allo stesso argomento, attraverso la pubblicazione online (nei nostri rispettivi siti web4) di un censimento italiano del graffito oggetto di interesse; contatto tra i due Autori i quali, grazie alla medesima ricerca svolta fino ad allora individualmente, hanno ‘unito le forze’ con uno spirito di collaborazione e condivisione che non conosce soluzione di continuità.
1.2 La Ricerca
Com’è stata impostata questa Ricerca? Usando un metodo scientifico comprensivo di quattro punti o percorsi:
a) la raccolta dei dati e la loro analisi;
b) la formulazione di un obiettivo;
c) la pianificazione di uno o più interventi per realizzare l’obiettivo stesso;
d) la valutazione dei risultati ottenuti.
Il punto a) racchiude sia l’acquisizione di una bibliografia specifica relativa al simbolo, visto come elemento ludico attraverso la storia, elemento antropologico, ed elemento esoterico (non accessibile a chiunque), sia la raccolta del maggior numero possibile di dati (nello specifico, di ‘casi’, ovvero di esemplari trovati).
Il punto successivo b), è da intendersi a breve, medio e lungo termine. L’obiettivo a breve/medio termine si sintetizza nel fornire al lettore gli strumenti per conoscere, cercare, trovare ed ‘entrare’ nel soggetto, perché ne venga incuriosito e sia stimolato a proseguire questo censimento. Parallelamente permette a noi di fare la stessa cosa, spronandoci ad esternare una seppur timida chiave di lettura, che rimane comunque un obiettivo a lungo termine (in base a nuove ricerche e/o scoperte).
Il punto c) si estrinseca nei risultati della Ricerca vera e propria, e si concretizza nel momento in cui provvediamo alla stesura ad uso pubblico di questo Saggio. In un ampio capitolo abbiamo proposto una sorta di ‘guida’ ai luoghi in cui si trova la Triplice Cinta in ambito architettonico (non rupestre), descrivendo le caratteristiche riscontrate, i contesti in cui si trova inserito, impiegando il metodo documentativo, investigando il simbolo nella sua manifestazione reale (cioè come trovato e/o analizzato).
Tutti questi ‘punti’ sono passibili, in ogni momento, di due fondamentali istanze che costituiscono l’ultima fase d): l’autovalutazione, cioè la valutazione del proprio operato, e la valutazione finale, che dovrà rispondere del fatto se siamo riusciti a centrare l’obiettivo. Questo potrete dirlo solamente voi.
Siamo concordi sul fatto che fare del ‘sensazionalismo’ sarebbe facile e avrebbe probabilmente molta più presa sul lettore che non usare la cautela e la massima correttezza possibile (cosa, quest’ultima, che abbiamo scelto di seguire) laddove mancano – di fatto – prove suffraganti di chi abbia lasciato dietro di sé mute testimonianze come questi graffiti. Il nostro operare ha cercato di essere imparziale, riproponendo quanto abbiamo raccolto in diversi anni di ricerca. Pensiamo che questi triplici quadrati – per qualcuno magici – siano meritevoli di attenzione perché in numerosi casi si presentano al di fuori di qualsiasi ipotesi di semplice passatempo ludico. Su pareti verticali, oppure di dimensioni tanto ridotte da rendere impossibile qualsiasi ‘mossa’ sullo schema o ancora con inscritte croci su pavimenti di chiese, il che renderebbe assai improbabile (oltre che irriverente) il fatto che qualcuno abbia pensato di giocarvi. Perché dunque sono stati tracciati, in tutti questi casi?
Durante questo itinerario nei ‘luoghi della Triplice Cinta’ in Italia incontreremo molti contesti, civili e religiosi, ciascuno con la propria storia e tutti aventi in ‘comune’ la presenza del nostro simbolo, consci che moltissimi siano ancora da censire. Grazie anche a preziose indicazioni di coloro che in modo disinteressato ma preciso, ne hanno segnalate in diversi luoghi della nostra Penisola, è stato possibile creare un ‘database’ di località italiane documentate sia descrittivamente che, in molti casi, iconograficamente. Cogliamo l’occasione di ringraziare di cuore tutti costoro, che verranno di volta in volta citati trattando le singole località e in via subordinata anche tutti gli altri che, ce lo auguriamo, leggendo questo saggio si sentiranno stimolati a focalizzare al massimo la loro attenzione, puntando su quei particolari che spesso sfuggono ad una visita turistica ‘classica’. Non bisogna essere degli ‘specialisti’, chiaramente, per rilevare la presenza del triplice quadrato concentrico ma sicuramente dei ‘ricercatori’ del simbolo sì, perché esso non si offre a chiunque. A volte, infatti, è sotto gli occhi di tutti ma nessuno lo vede, perché non lo sta cercando.
1.3 La raccolta dei dati
La prima fase, che abbiamo indicato come quella della “raccolta di dati”, è una fase fondamentale, in cui si apprendono le informazioni disponibili su un dato argomento, scandagliando la letteratura disponibile. Ovviamente quella che è potuta giungere alla nostra attenzione da alcuni anni a questa parte, senza avere la presunzione di poterla contemplare nella sua vastità. Consideriamo infatti la Ricerca un processo dinamico, in continuo divenire, sempre passibile di revisioni, arricchimenti, conoscenze.
In base a questa fase preliminare siamo giunti a due principali aspetti, assunti dal nostro ‘soggetto’ in ambito bibliografico:
– aspetto ludico
– aspetto simbolico
Nel corso dei capitoli successivi cercheremo di sviscerare i caratteri più importanti di ciascuno di essi.
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