Atlantide, viaggi intergalattici e visite di extraterrestri, civiltà perdute e misteriose. Quarant’anni fa queste tematiche venivano frettolosamente liquidate come “fantascienza” ed i pochi autori seri che osavano trattarne pubblicamente perlopiù venivano giudicati personaggi bizzarri quanto originali, se non addirittura pazzi furiosi. Negli anni Sessanta in Unione Sovietica, dalle colonne della rivista Sputnik, scienziati come Felix Zieghel e Alexandr Kazantsev, iniziavano a lanciare timidamente le prime provocazioni, parlando di antiche statue giapponesi che sembravano ritrarre moderni astronauti, di incisioni e graffiti preistorici e medievali in cui comparivano stilizzazioni di razzi, di tradizioni orali e religiose che accennavano ad un “altro tempo”, in cui la Terra era diversamente popolata e fornita di una tecnologia all’avanguardia ed in cui i contatti con persone venute dallo spazio apparivano frequenti. Il primo a liquidare queste “storie” come miti, come una sorta di cristianesimo ateo e tecnologico (qualcuno aveva persino ipotizzato che la stella dei magi fosse un UFO e Gesù un extraterrestre) fu proprio il regime comunista, che ne rise ma comunque ne permise la libera circolazione; così queste idee innovative, rivoluzionarie e dirompenti arrivarono in questa parte d’Occidente, e vi fu chi, conoscendo il russo, le fece proprie e le divulgò: in Francia il saggista ed esoterista Robert Charroux, in Italia lo scrittore Peter Kolosimo, fondatore dell’Associazione Italiana di Studi Preistorici, in Gran Bretagna il saggista Raymond Drake. Casualmente, queste idee, che in un altro momento sarebbero state rigettate con disprezzo dalla nostra scienza diffidente e conservatrice, si inserirono in un contesto politico particolare, la rivoluzione sessantottina, che invece si faceva forte della messa in discussione di molti dogmi del passato, visti come “liberticidi”; a molti improvvisati fans sembrò dunque naturale contestare anche la storia e la scienza ufficiali. E così, in molti si radunarono attorno alla rivista “Pianeta”, nata in Francia come “Planète” (con Charroux e gli scienziati massoni Louis Pawles e Jacques Bergier, autori del dissacrante volume Il mattino dei maghi, che assurgeva a dignità scientifica l’esoterismo) e tradotta in Spagna come “Planeta” (con l’ufologo Antonio Ribera). Quest’eredità, in Italia, fu presto raccolta da Peter Kolosimo, del quale erano note le simpatie “a sinistra” (la qual cosa gli spalancò la porta di molti media schierati, il che permise a queste idee di circolare).
Le tesi proposte dai vari autori, a ben vedere, erano spesso azzardate (solo Kolosimo e pochi altri si distinsero per la correttezza scientifica e la meticolosità nella verifica dell’informazione riprodotta), e ben presto vennero smentite e dimenticate, e le tematiche (atlantideologia il termine per lo studio dei continenti perduti e astroarcheologia, archeologia spaziale, fantarcheologia o “antichi astronauti” lo studio delle ipotetiche visite aliene nel nostro passato) persero sempre di più la considerazione dei media e della scienza. Ma nel frattempo si era consolidato uno zoccolo duro di appassionati, sempre più consistente, pur se nascosto nell’ombra; stavano nascendo le prime associazioni di studi indipendenti, che avevano nella rivista fiorentina “Il Giornale dei misteri” il loro punto di ritrovo. Una fiammella era stata accesa. Sino a che, negli anni Novanta, ecco apparire sulla scena alcuni ricercatori, perlopiù inglesi, divulgatori di grande successo, legati non a piccole case editrici, ma a gruppi editoriali da milioni di copie, capaci di suscitare l’interesse dei media e di tradurre e distribuire edizioni in tutto il mondo. Nomi come Robert Bauval, Graham Hancock, Colin Wilson, Robert Schock, Michael Cremo iniziarono a essere frequentemente ripetuti sulla rete Internet (alla quale va tributata parte del rinato interesse per questi argomenti); i diretti interessati furono spesso invitati in trasmissioni sorte a bell’apposta a seguito del loro successo editoriale (in Italia, a programmi come Stargate e Voyager, condotti da Roberto Giacobbo); si organizzarono convegni e congressi, nacquero decine di riviste a tema (“Hera”, “Archeomisteri”, “UFO”, “Oltre la conoscenza”) e la scienza “ufficiale” non poté più continuare a ignorare queste idee e soprattutto i dati esposti. Perché quest’improvviso successo? Perché la nuova generazione di ricercatori, fatta propria l’altrui esperienza e forte degli errori del passato, non più ripetuti, aveva saputo parlare il linguaggio della scienza, aveva applicato la metodologia da laboratorio, senza più lasciarsi andare a voli pindarici e a fantasie, producendo finalmente dati inoppugnabili. In altre parole, la questione era stata portata sotto la lente del microscopio scientifico dagli stessi scienziati; e così non era stato più possibile ignorare quanto scoperto, o liquidare il tema con un sorriso ironico.
Una nuova generazione, la quarta, figlia di Internet e forte del messaggio lasciato dai divulgatori inglesi, ha raccolto adesso quest’eredità. Giorgio Pastore, presidente del Centro di Ricerche Operativo sul Paranormale e webmaster di un sito Internet particolarmente visitato (www.croponline.org), è fra questi giovani coraggiosi che ha deciso di portare avanti la ricerca. Il libro che avete fra le mani è il frutto di un lavoro lungo e meticoloso, apprezzabile quanto documentato, scritto in virtù dei trascorsi universitari dell’autore, che applica sapientemente le metodologie interpretative della storiografia. Pastore è serio e ponderato, e ciò che propone è frutto di riscontri incrociati e scoperte dimostrate; egli lega gli invisibili fili della storia “alternativa” ricostruendo un quadro perfettamente credibile e finalmente organico. Questo suo primo libro è dunque una fatica che merita ogni plauso; di sicuro sentiremo ancora parlare di lui.
Alfredo Lissoni
Scrittore e giornalista televisivo