“...Si possono disporre lenti in modo che le cose lontanissime appaiano vicinissime e viceversa, tanto che potremmo leggere lettere piccolissime a una grande distanza e riusciremmo a contare oggetti anche piccolissimi...”. Telescopi e microscopi?
E ancora “... con lenti opportunamente collocate, poi, si possono provocare incendi nelle città nemiche...”. ‘Specchi ustorii’ o... Laser di potenza? Oppure “... Altri risultati straordinari si possono ottenere perfezionando alcune tecniche già note agli antichi, come le torce inestinguibili, ottenute mescolando sali di pietra con la pece...” ‘Lumi Eterni’?
“...Si possono costruire strumenti per navigare senza rematori in modo che le navi, sia per mare che lungo i fiumi, siano condotte con la guida di un solo marinaio ad una velocità maggiore che se fossero piene di rematori. Così pure si possono costruire carri che si muovano ad una velocità straordinaria senza essere trainati da animali...”. Navi a motore e automobili?
“...Si possono fare anche congegni per volare, in modo che un uomo seduto nel centro della macchina azioni un congegno per mezzo del quale delle ali costruite artificialmente battano l’aria, come se si trattasse di un uccello che vola...” Aerei ad elica?
E infine “... non si usano più lettere dell’alfabeto, ma altri segni geometrici che, in relazione a diversi punti e lineeette, possono fungere da lettere...” Codice ‘Morse’?
Nostradamus, Mamma Shipton, Malachia e le loro criptiche predizioni? No, ‘soltanto’ geniali intuizioni esposte nell’opera ‘La Scienza sperimentale’ del filosofo Ruggero Bacone, uno dei massimi esponenti della ‘tarda Scolastica’, che esortava ad uno studio della Natura fondato sull’osservazione e sull’esperienza, oltre ad un esame critico delle opere degli uomini di scienza del passato, sulla cui ‘indiscussa’ autorità spesso ci si richiamava per affermare la possibilità o l’impossibilità di procedere in alcuni campi della Conoscenza.
Soltanto che Ruggero Bacone nacque nel 1214 e lasciò questo mondo nel 1294!
Cosa dimostra tutto ciò? Credo che possa essere solo una infinitesmale dimostrazione di come l’Uomo sia spesso in grado di intuire, scoprire, inventare, realizzare invenzioni, strumenti, apparecchi, metodi ben prima di quanto gli riconosca la Conoscenza scientifica ‘ufficiale’.
Perche’ ritenere impossibile che quasi due millenni prima che il comasco Alessandro Volta scoprisse (o... riscoprisse?) che quando due metalli diversi vengono immersi in una soluzione alcalina o acida una corrente elettrica scorre nel filo che li unisce, lo stesso effetto e le sue possibili applicazioni siano state intuite da un ‘geniale’ artigiano orafo di qualche antica tribù scitica stanziata tra l’Elburz, l’Amu Darja, il Mar Caspio e il deserto persiano?
Insomma, qualcuno del popolo dei Parti, in un sito archeologico dei quali – a Khuyut Rabbou’a – fu rinvenuto, nel 1938, quello stranissimo e ‘impossibile’ reperto noto come ‘Pila di Baghdad’!
Perchè rifiutare ostinatamente che molti secoli prima del nostro Galileo Galilei – o dell’inventore inglese Chester Hall, il quale, nel 1773, mise a punto una vera e propria lente ottica, composta da più elementi, di vetro crown e flint – qualcuno, come ad esempio Seneca, nel I secolo d.C., abbia avuto l’intuizione di usare piccole sfere di vetro riempite d’acqua per osservare, ingranditi, piccoli oggetti?
Perchè non accettare serenamente che quell’altro ‘impossibile’ reperto – noto come ‘Lente di Layard’ – costituito da un disco di cristallo di rocca piano-convesso, rinvenuto dall’omonimo archeologo nel 1849 a Nimrud, nel palazzo di nord-est di Kalhu e datato all’VIII secolo a.C., sia stato un mezzo per osservare molto ingranditi gli oggetti, una vera e propria ‘lente ottica’?
Lente del tutto simile alle ‘Pupille di vetro’ utilizzate, probabilmente, nei ‘Tubi d’Oro’ sulla terrazza di uno Ziqqurat dai sacerdoti sumeri per osservare il passaggio di Marduk, da molti studiosi individuato nel pianeta Giove, come sostiene anche il Professor Giovani Pettinato, docente di Assiriologia presso l’Università romana ‘La Sapienza’.
Perchè non ammettere – soprattutto se accettiamo che l’oggetto di culto’ rintracciato nel Museo di Baghdad dall’Ing. König verso la metà degli Anni ’30 fosse una vera e propria ‘Pila elettrica’ – che la misteriosissima ‘Arca dell’Alleanza’ fosse un ‘oggetto tecnologico’, un ‘Accumulatore orgonico’ – come, credo per la prima volta, ho ipotizzato nel Capitolo Nono del mio precedente libro “Narrano antiche cronache...” (Edizioni Hera, 2002) – o un ‘Condensatore elettrico’ in grado di accumulare discrete quantità di elettricità statica e di scaricarsi violentemente, come ebbe modo di sperimentare personalmente lo sventurato Uzza, la cui morte per... folgorazione è ben descritta nella Bibbia (Samuele, VI, 3-7)?
Perchè non considerare seriamente la possibilità che i misteriosi ‘Urim’ e ‘Tummim’ non fossero altro che una sorta di display luminosi applicati sul ‘Pettorale’ del Cohen-Gadol, del Sommo Sacerdote, e che la loro ‘accensione’ comunicasse direttamente o in ‘codice binario’ – basato appunto su due condizioni operative: ON e OFF, ‘acceso’ e ‘spento’ oppure...’Urim’ e ‘Tummim’ – le ‘volontà divine’?
Perchè rifiutare a priori che il ‘Segno di Tanit’, diffusissimo nel mondo fenicio e avente valenza religiosa, raffigurasse invece l’Alidada, cioè uno strumento di navigazione molto simile al più moderno Sestante? Oppure perchè non accettare l’intuizione dell’amico Ing. Pincherle che vede nel simbolo del ‘Caduceo’ la rappresentazione della...Bussola?
Perchè, infine, deridere chi ritiene impossibile che il geniale scienziato siracusno Archimede abbia veramente incendiato le navi romane utilizzando parte delle tremenda energia termica della radiazione solare concentrata sulle velature, mediante gli ‘Specchi ustorii’, come invece il già citato Ing. Pincherle fece, ad Osimo, nel 1971?
Perchè... è più semplice fare così!
Perchè è molto più facile negare l’esistenza di reperti o di eventi ‘impossibili’ che prenderli seriamente in considerazione, analizzare le ‘fonti storiche’, cercare di riprodurli e verificare de visu la possibilità che effettivamente, in un passato più o meno lontano, qualcuno abbia – come Ruggero Bacone – avuto delle brillanti intuizioni o si sia ‘ispirato’ a ‘qualcosa’ che non faceva direttamente parte della sua cultura, del suo mondo, ma che era una ‘traccia’, tutto ciò che rimaneva di una civiltà che, forse, lo aveva preceduto...
Eppure, in molti casi, basterebbe un obiettivo approccio sperimentale a quella che può essere considerata una sorta di ‘Archeologia eretica’ per avere una visione più chiara del problema!
Immedesimarsi nello stato d’animo di quei lontani nostri progenitori, utilizzare le risorse ‘tecnologiche’ a loro disposizione, oppure – come in qualche caso ho fatto in questo libro – superare la ‘barriera mentale’ che impedisce spesso di accettare che qualche idea sia stata effettivamente ‘suggerita’ da ‘qualcuno’ venuto da ‘altrove’ (possibilità che appare evidente in moltissimi dei dipinti ‘anacronistici’ illustrati nel mio libro prima citato), consente a volte di avvicinarsi più serenamente al problema e di affrontarlo in un’ottica quanto più possibile ‘razionale’.
E’ quello che ho cercato di fare in questo mio secondo lavoro – in realtà, il settimo di una serie, iniziata nel 1976, volta alla ricerca nel campo di tutto ciò che appare ‘strano’ agli occhi della Scienza cosiddetta ‘ufficiale’ – dedicato soprattutto alla sperimentazione nel campo di quella che amerei definire ‘Archeologia dell’Impossibile’.
In ogni Capitolo – il cui incipit vuole essere una sorta di suggestiva, brevissima ‘drammatizzazione’ di un possibile evento legato alla scoperta o all’invenzione ‘imposssibile’ – vengono descritti tutti i materiali necessari a ripetere l’esperimento e le modalità con cui è possibile conseguire i migliori risultati. Una nutrita serie di fotografie e di disegni rende inoltre molto più semplice il compito di...’imitare’ quei nostri ‘impossibili’, lontani e ‘curiosi’ predecessori.
Onestà intellettuale vuole però che alla fine di ogni Capitolo io stesso mi sia posto il dubbio sulla reale possibilità che... le cose ’siano andate realmente così’.
Non è altro – questa mia riflessione – che il proseguire sulla strada fino ad ora tracciata: quella di diffondere un sano, costruttivo ‘Dubbio’ nella mente dei lettori e non un’insana e deleteria ‘Certezza’, poichè...
“Nasce a guisa di rampollo,
a piè del Vero il Dubbio; ed è natura
che al sommo spinge noi di collo in collo.”
(Dante Alighieri, Paradiso, IV)
Luglio 2003.Una notte, in una tranquilla
località di campagna,al termine di due
anni di esperimenti. |