Lo Zep Tepi
Questa razza, così evoluta fin dall’inizio (ufficiale), conservava il retaggio di una civiltà millenaria scomparsa. Negli antichi racconti si parla di dèi, di pianeti, di stelle, e di costellazioni… ma non si parla mai di un diluvio o di una distruzione che invece ricorrono sistematicamente in tutte le altre culture. Come mai?
Probabilmente l’Egitto, una delle colonie atlantidee evolutesi prima della scomparsa di Atlantide, fu relativamente “risparmiato”, grazie alla sua particolare posizione geografica… e forse anche per via di una qualche FORZA misteriosa che si trova all’interno della Grande Piramide di Giza.
Certamente cambiò conformazione e aspetto: infatti, prima del cataclisma che annientò quasi completamente la razza precedente, i continenti erano molto diversi da quelli attuali, e il Basso Egitto era in gran parte ricoperto dal mare (come è desumibile dalla presenza del calcare). Il Nilo scorreva in senso opposto a quello odierno, e aveva un corso diverso; il clima era mite e la vegetazione era lussureggiante. In seguito al cataclisma, dopo le interminabili piogge, le nuove condizioni atmosferiche crearono una situazione diversa, che nel corso dei millenni subì un lento processo di desertificazione; gli insediamenti urbani andavano concentrandosi lungo il fiume, seguendo di volta in volta i molti suoi cambiamenti di “rotta”. La vita poteva esistere solo in prossimità dell’acqua dolce.
All’inizio (il leggendario Zep Tepi), in Egitto, gli “dèi venuti dal cielo” (su tutta la Terra) eressero lo Djed, che era il “ponte” di collegamento con i confratelli, un ricetrasmettitore, una centrale per l’energia, e un faro. Imposero il rispetto della regola di Maat, dopo aver elevato l’intelligenza e la coscienza animica di alcuni ominidi, modificandone i geni. Crearono una civiltà evoluta in tutta la Terra, sfruttando la loro Conoscenza Cosmica e Divina.
Poi, un giorno, l’inevitabile…
In una corsa contro il tempo, salvaguardarono le cose più importanti, tra cui i LIBRI DELLA CONOSCENZA, la TAVOLA DI SMERALDO, i CRISTALLI, l’ACCUMULATORE DI ENERGIA, ma soprattutto la PORTA EXTRA-DIMENSIONALE all’interno dello Djed… che diventò la “colonna vertebrale” della colossale piramide-bunker che l’avrebbe inglobata. Era stato calcolato che quello fosse il punto più sicuro della Terra. Infine – in vista dell’imminente cataclisma – gli dèi raggiunsero Al Nitak (Zeta Orionis, una colonia anunnaka), ripromettendosi di tornare non appena il pericolo fosse scongiurato e le condizioni atmosferiche terrestri lo avessero permesso.
Gli uomini perirono quasi tutti, meno alcuni gruppi di sopravvissuti che riuscirono miracolosamente a salvarsi.
E quando finalmente fecero ritorno, gli “dèi” decisero di stringere un patto di alleanza con i futuri sacerdoti: sarebbero stati i custodi dei Misteri, ma non avrebbero dovuto parlare del cataclisma - che aveva sfiorato anche l’Egitto – mai più. Forse in quell’occasione diedero inizio anche alla consuetudine di non nominare mai più una persona (e di cancellare il suo nome da ogni documento e da ogni raffigurazione), condannandola ad essere dimenticata per sempre, nel caso questa fosse stata riconosciuta colpevole di gravi colpe.
Atlantide
Platone, nel 400 a.C., nei due dialoghi “Timeo” e “Crizia”, descrisse molto dettagliatamente la storia e la fine di Atlantide, l’isola-continentale oltre le “Colonne d’Ercole”, affondata in una notte. Ovviamente il grande filosofo riferiva, come fece spesso anche Erodoto, una serie di fatti successi millenni prima, per cui riportava gli episodi più leggendari che erano sopravvissuti al tempo, e non tutti gli sviluppi e i retroscena di cui non era rimasta traccia nella memoria di nessuno. Una volta si pensava che la causa della fine di Atlantide fosse stato un asteroide; oggi, dopo aver scoperto che in ogni parte del mondo ci sono molte analogie culturali, stilistiche e mitologiche (oltre a racconti apocalittici identici), bisogna per forza dedurre che una catastrofe a livello globale abbia distrutto una razza precedente quella attuale (cioè la nostra). Che possiamo definire razza “atlantidea”, in quanto moltissimi indizi sparsi ovunque sulla Terra, indicano la presenza di una razza evoluta proveniente dal mare, e parlano di un cataclisma in vari punti del pianeta conemporaneamente.
La razza titanica
La parola “razza” va interpretata in senso lato: non è mai visibile la razza (che - come le radici di un albero – è la parte originaria, nascosta), ma solo i “figli della razza” (che – come i rami – sono la proliferazione visibile, che a sua volta darà i frutti e quindi anche i semi). Quindi RA-zza, RA-dici, RA-mi… che radice… etimologica!
Della razza scomparsa si parla in tutte le culture antiche, ma non in quella egiziana. Alcune leggende parlano di diluvio, altre di affondamenti, altre ancora di terremoti, fuoco e acqua e della distruzione di intere popolazioni.
In Egitto mai.
E nemmeno della costruzione delle piramidi di Giza, di quella dello Djed e della Sfinge.
Tuttavia, in vari punti dell’Oceano Pacifico, sono state avvistate sott’acqua molte piramidi, una addirittura grande il doppio di quella “di Cheope”, e segni inequivocabili di mura, di ziggurat e di strade costruite dall’uomo. Nel Mediterraneo, nell’Oceano indiano, nel Mar della Cina, sul Tibet, in Amazzonia, in Messico, sulle isole Canarie, in Perù, nello Yucatan… ovunque ci sono costruzioni megalitiche e piramidi, quasi a volerci ricordare la presenza della razza di giganti (o titani) che abitavano la Terra in un’era lontana di cui parla anche la Bibbia.
Quelli che abitavano la terra ai tempi di Atlantide, e che seguirono la stessa sorte.
Il Sancta Sanctorum della Piramide
Il pianeta Zeta Orionis, il più meridionale e luminoso della “Cintura di Orione”, era in comunicazione con il suo popolo tramite la Grande Piramide, che sarebbe diventata simbolicamente il suo “specchio” sulla Terra. I Sacerdoti - più tardi – avrebbero raggiunto l’interno della piramide dal Nilo, o dalla statua del leone (che più tardi avrebbe cambiato identità, diventando una sfinge), seguendo un misterioso percorso sotterraneo, conosciuto solo dagli iniziati. E che Senmut aveva indicato nel “cielo” della sua tomba, codificandolo come una mappa stellare. Inoltre, secondo la mia opinione, la struttura interna e sotterranea della Grande Piramide era suddivisa in settori, uno dei quali era il sancta sanctorum di cui tutti conoscevano l’esistenza, ma ben pochi avevano visto: e del quale tutt’ora nessuno ha ancora individuato il vero ingresso “pedonale” dalla Piramide (NON PUÒ essere quello usato oggi, se i quattro lati erano rivestiti da lastroni bianchi, a formare una superficie liscia in forte pendenza, impossibile da “scalare”)
Come ho spiegato nel 2° capitolo, appena avremo i risultati delle ricerche dirette dal Dr. Steven Mehler, della Kinnaman Foundation for Biblical and Archeological Research, sarà finalmente possibile “aprire” la porta principale!
Un “campo-base” al “centro geografico della Terra”
Gli Anunnaki, ossia gli alieni figli di Dio che vennero (inizialmente da Nibiru) per primi sulla Terra, diedero inizio alla razza umana dell’Era Atlantidea (precedente il diluvio), e costruirono il Pilastro Djed nell’attuale altopiano di Giza. E la Torre della Luce, come l’ho sentita chiamare io con le mie orecchie, doveva essere anche uno dei punti-rotta per i loro spostamenti spaziali da e per il Golfo Persico e la penisola del Sinai, concordemente alla tesi di Sitchin. Si trattava dunque di una specie di Faro, che non emanava solo luce, ma soprattutto Energie (alcune note anche oggi, ma altre ancora sconosciute, o diverse). Fu posizionato al centro geografico della Terra, in un preciso punto di concentrazione di particolari campi elettromagnetici. I costruttori avevano gli strumenti per rilevarli.
Giza non era, quindi, la zona dov’erano atterrati la prima volta, e dove si trovava il loro “quartier generale”. In Egitto, ad ovest della valle dell’E.Din e di Eridu, gli Anunnaki avevano sistemato solo un “campo base” ed un loro contingente. Questo, almeno, in principio. In seguito nacque uno stato indipendente. Con il “diluvio” la razza atlantidea distribuita sul pianeta scomparve quasi del tutto, e tutto quello che il re Saurid era riuscito a salvare prima del disastro, fu nascosto in Egitto; un po’ alla volta la Terra, e questa riprese lentamente a ripopolarsi, anche perché altri “Figli di Dio” vennero anche da Sirio, da Venere e da altri pianeti; si sparsero anch’essi sul nostro pianeta.
Con varie tecnologie genetiche (alcuni delle quali oggi ci sono diventate familiari), vennero create sulla Terra alcune razze di “terrestri misti” con caratteristiche somatiche diverse tra di loro, perché ognuna assomigliava ai suoi creatori. Alcuni avevano occhi a mandorla e neri, altri li avevano diritti e chiari; certi avevano la pelle nera e le labbra grosse, mentre altri erano bianchi e con labbra sottili; i capelli potevano essere neri, gialli, rossi, lisci, o crespi; e anche la statura cambiava da un continente all’altro (ossia da una razza planetaria all’altra). Con le loro diversità somatiche, i terrestri misti rispecchiavano le loro rispettive origini, come ogni cucciolo di qualunque animale assomiglia ai genitori e ai nonni. E questo rende plausibile la differenza tra un norvegese ed un giapponese, tra un arabo ed un eskimese, o tra un nigeriano ed un peruviano… o un irlandese!
Anche oggi questo sta avvenendo per mezzo dei rapimenti alieni, le cosiddette abduction, di cui parlerò più avanti.
Razze ibride…
Anche le razze pregiate di certi animali, ereditano le caratteristiche peculiari dei loro genitori, nonni, bisnonni, etc., come risulta dal pedigrée rilasciato dagli allevatori che li hanno “ottenuti” con opportuni incroci. Ma prima di arrivare al pedigrée, per lo meno nel caso dei gatti e dei cani (dai quali sono state ottenute razze nuove, attraverso catene di incroci di diverse specie), l’uomo ha fatto una vera opera di “creazione”, ottenute mediante ibridazione. Ci sono voluti anni di prove, selezioni, inseminazioni artificiali, e “diavolerie” di questo genere, prima che i vari cani pregiati-creati, o gatti pregiati-creati… fossero in grado di procreare senza l’intervento dei loro creatori (!), visto che gli ibridi sono sempre sterili. Così è nato il doberman, per esempio, e un gatto orribile, completamente glabro, di cui per fortuna non ricordo il nome. Di recente è stato creato un gatto dal carattere poco mansueto, che contiene nel suo DNA geni di leopardo…ed infatti sembra una piccola fiera. Il suo “creatore” si vantava di aver concluso felicemente il suo “esperimento”, durato anni e anni di ibridazione.
Il pedigrée è l’albero genealogico dell’animale di razza, della cui bellezza e intelligenza l’allevatore si vanta. Probabilmente, il “primo” pedigrée fu quello dell’uomo e si chiamò “Albero della Vita”… e devo dire che mai un termine fu più appropriato.
Simbolismo
I nostri creatori, durante la loro permanenza sulla Terra, si spostavano velocemente nel cielo a bordo di “grandi uccelli” o di “dischi” o di “serpenti” o di “barche” - che l’ingenuo stupore dell’uomo di allora cercava di “spiegare” raffigurando alcuni dèi con l’aspetto umano, ma la testa di falco -. Oppure con il disegno di un cerchio - formato da un serpente che si mangia la coda - alato, quindi volante. Per non parlare della “barca solare, o barca di Ra. Qualche dio si spostava via mare, ed allora nell’iconografia diventava un uomo mezzo pesce, oppure “vestito” come un pesce, cioè ricoperto - dalla testa ai piedi - con uno strano abito che lo faceva sembrare un pesce. Come i nommo.
Molti “terrestri creati” divennero esperti navigatori, ma mai “falchi”: il volo era prerogativa divina; ogni tanto, tuttavia - eccezionalmente - qualcuno veniva prelevato e condotto in volo nella reggia celeste, dove gli dèi erano seduti sui loro troni, e da cui potevano vedere e controllare la Terra, affinché al ritorno potesse raccontare quello che aveva veduto ed appreso (!), rafforzando il timore, la soggezione, e la fede di tutti.
Durante i loro viaggi per mare, gli uomini scambiavano merci con altri popoli, arricchivano di nuove conoscenze le loro rispettive culture, e raccontavano le storie dei propri dèi, ascoltando attentamente anche quelle degli altri. Gli dèi, ogni volta diversi nelle differenti versioni popolari, avevano sempre qualcosa che li accomunava: il serpente poteva avere le ali (mezzo di trasporto aereo), o attorcigliarsi attorno ad un albero (conoscenza, vita, medicina), o stare con le fauci spalancate in posa d’attacco (protezione e chiaroveggenza); il falco era sempre presente, essendo l’uccello che vola più alto nel cielo (pilota d’aereo), e dalla vista acutissima (occhio di Dio). In Egitto, in Mesopotamia ed in Asia i riferimenti comuni sono notevoli. Le stesse Isole Azzorre, precedentemente cime di montagne atlantidee, hanno un nome che tradotto è alquanto emblematico: significa Isole dei falchi.
In tutto il Mesoamerica le immagini incise o dipinte denotano, invece, evoluzioni stilistiche decisamente più “moderne”. Sembrano quasi dei fumetti! La padronanza nel disegno e nella scrittura escludono nel modo più assoluto che l’artista non fosse stato in grado di esprimere quanto aveva visto, a meno non fosse vincolato ad un patto di silenzio, oppure che egli stesso NON avesse capito di cosa si fosse trattato (o che avesse cercato di illustrare quanto gli era stato raccontato). Un po’ come i pellerossa, che chiamavano acqua di fuoco il whisky, e lancia tonante il fucile.
In varie zone della Terra, come anche in altri pianeti, avevano costruito torri ciclopiche, ziggurat, piramidi, calendari ed orologi megalitici… e colossali statue antropomorfe o zoomorfe. La loro statura, il controllo che avevano sulla materia e sull’energia, le conoscenze tecnico-scientifiche, la volontà di lasciare tracce del loro passaggio, e la necessità di vedere dall’alto, potrebbero essere una possibile spiegazione logica.
Non siamo soli!
Alcuni coloni si stabilirono anche su Marte e su altri pianeti, dove c’erano le condizioni per vivere. Dove c’era molta acqua, e di conseguenza idrogeno ed ossigeno.
Molti avevano terribili problemi da risolvere relativamente alla sopravvivenza della loro Terra di origine, per cui erano qui solo in missione esplorativa; altri più semplicemente erano venuti per colonizzare, ovvero per creare esseri simili a loro (con coscienza animica) a cui insegnare, manipolando i geni degli umanoidi presenti in loco. Tutti in qualche modo dovevano essere “collegati” tra di loro da molte comuni conoscenze tecnologiche, ma anche e soprattutto dalla conoscenza delle energie e delle forze che regolano tutto l’Universo.
Tutti parte della grande Unità Cosmica di cui ogni tipo di vita fa parte. Potremmo definirla quasi una Fratellanza Universale. Perché mai la presunzione umana deve per forza concludere che siamo qualcosa di assolutamente unico?
La cosa più divertente, è la continua ricerca antropologica dell’anello (INESISTENTE) di congiunzione tra l’Homo Sapiens Sapiens e l’UOMO. E il chiedersi che fine abbia fatto l’Uomo di Nehanderthal, arrivando a concludere che sia stato annientato dall’Homo Sapiens, o che si sia estinto. Quanti sforzi fanno gli scienziati, piuttosto di ammettere che la soluzione sarebbe possibile studiando verso un’altra direzione! E quanta fatica INUTILE (prima o poi la verità viene sempre a galla)! L’UOMO non fa parte del Regno Animale. L’UOMO non è un animale. L’UOMO è un “figlio di Dio”.
Lasciamo perdere la Legge (!) di Darwin (ho già espresso ampliamente come la penso al riguardo), e prendiamo in considerazione che la Terra fosse abitata da molte specie di esseri viventi, destinati a seguire un’evoluzione naturale. Non credo che questa evoluzione avrebbe mai consentito di allontanarsi esageratamente dall’originale: sarebbe come dire che il gatto è un’evoluzione del leone (o viceversa) o che il delfino è l’evoluzione della balena (o viceversa)… o che il topo è l’evoluzione del pipistrello (o viceversa), o ancora che il bue è l’evoluzione del bisonte o che la lucertola è l’evoluzione del coccodrillo… ma nessuno ci crederebbe, giustamente. E questo perché?
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perché tutti gli animali che ho elencato vivono ancora oggi, mantenendo le loro caratteristiche che – a quanto pare – non sono mai cambiate, nel senso che li abbiamo visti (tutti) sempre così.
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perché le specie evolutesi davvero, hanno perso definitivamente le loro caratteristiche originali, che abbiamo potuto ricostruire solo dagli scheletri fossili rinvenuti.
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perché alcune specie animali si sono definitivamente estinte in massa, più o meno contemporaneamente, come per i dinosauri dell’era mesozoica.
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perché gli ominidi (che non hanno MAI avuto alcuna parentela con i primati) erano mammiferi particolarmente intelligenti, ma non si “evolsero” mai in UOMINI: alcune specie si estinsero, mentre altre furono “mutate” geneticamente. E siccome furono necessari vari esperimenti, è altamente probabile che – in tempi diversi – siano stati usati campioni di “HOMO” diversi…
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perché la stessa scoperta che sia l’Homo Sapiens Sapiens, sia quello di Nehanderthal, facessero il funerale ai loro defunti, è equiparabile a quella analoga degli elefanti, delle balene, e dei delfini… che fanno altrettanto. Dunque è ipotizzabile che esistessero “altri” mammiferi intelligenti, teoricamente “idonei” per essere “mutati”. E a questo punto, è probabile che la scelta sia caduta sugli ominidi, che sono stati sempre presenti sul pianeta, essendo in grado di usare le mani e la parola, e soprattutto perché erano quelli che somigliavano di più a loro…
Dio è l’autore di tutto il Creato, ed anche di quello che pensiamo di aver creato noi: “Non si muove foglia che Dio non voglia.” Le nostre idee, azioni, invenzioni, manipolazioni, trasformazioni, e qualche volta forse anche “creazioni”… non si sarebbero mai realizzate se Dio non avesse creato i presupposti per renderlo possibile. Significa che Dio – che è l’origine dell’Energia Creatrice – ha creato i presupposti per infiniti tipi di vita nell’Universo, e diversi gradi di coscienza animica. I luoghi dove questo avviene cambiano secondo il grado di elevazione spirituale, raggiunto dopo molte esperienze in dimensioni diverse. Talvolta dopo molte reincarnazioni in questa stessa vita terrena. Prima di varcare una porta extra dimensionale, bisogna aspettare il susseguirsi di varie tappe.
La “madre” di tutte le coscienze animiche
Dio è la Sorgente Animica. Ma non ha un aspetto fisico ed umano, come Gesù. Se il concetto di Dio è trascendentale, non possiamo immaginare che abbia un aspetto familiare. E forse proprio il nostro “bisogno” di immaginarlo fisicamente, è stato soddisfatto con il concetto di Trinità Divina (lo Spirito Creatore – non creato – è Padre, Madre e Figlio, estendendo il concetto a tutto il Creato). Se Dio è il fondamento e la sorgente dell’Essere - e non semplicemente un altro essere, sia pure quello supremo -, allora non esiste nel modo in cui esistono le cose del mondo.
Sono gli archetipi iconografici a confonderci le idee. E quando diciamo: “Padre nostro, che sei nei Cieli…”, è chiaro che Dio non è nei Cieli, perché avendoli creati, Lui esisteva già e stava già da qualche parte. Dunque Dio è “nei Cieli”, in quanto la sua opera è nei cieli. E non sappiamo cosa sono i Cieli.
Gli astrofisici hanno recentemente affermato che ci sono più stelle (visibili dalla Terra con i moderni mezzi) in cielo, che granelli di sabbia (comprendendo sia la sabbia desertica, che quella marina!) sulla Terra.
Oltre alle stelle e ai pianeti, ci sono luoghi dove si muovono energie sottili, anime, pensieri, e intelligenze.
Esistono alcune forme di vita che noi non possiamo immaginare.
La nostra mente “limitata” non può concepire – perché è ancora presto – tutto ciò che fa parte del trascendente.
Eppure questo esiste. Lo comprenderemo quando sarà il momento, quando l’energia animica di cui siamo fatti, si eleverà verso una dimensione superiore, qui sulla Terra o altrove; la sua traccia, come un film, rimarrà in eterno, perché l’Energia non può essere distrutta, e nemmeno consumarsi: può solo reintegrarsi e ricostituirsi. Può trasformarsi esclusivamente in altra Energia. E questo può avvenire in altre dimensioni.
Sarà l’eterno rinnovamento di tutte le cose, senza tempo, senza buio e senza spazio.
Il “vuoto” non esiste. Il NULLA non esiste. |