Nel suo Vangelo, Giovanni affermò che Gesù viaggiò molto e fece moltissime cose che se fossero tutte trascritte, questo mondo non avrebbe lo spazio per contenere tutti questi libri…
Tuttavia è sufficiente andare a svolgere ricerche in Tibet e in India per saperlo; esiste, infatti, una grande documentazione letteraria e molte testimonianze della permanenza di Gesù, che lì è molto più conosciuto di quanto si creda...
Dove visse Yeshua ben Yosef tra i 13 e i 29 anni, prima di tornare in Palestina (per concludere la sua Missione)?
Ci sono molte documentazioni antiche, sia in Tibet che in India, che testimoniano che lasciò la Palestina a 13 anni per visitare i grandi centri religiosi nella Valle dell’Indo, nel Tibet e nell’India. Imparò lo Yoga in India e lesse i testi sacri nella regione del Lama Hemis in Ladakh. Fu egli stesso un Bodhisattva del Buddismo. I suoi spostamenti sono documentati e risulta che visse molti anni in questi luoghi mistici, a contatto con i monaci e con gli insegnamenti degli “illuminati” vissuti prima di lui, come Buddha e Krishna.
Conducendo una serie d’investigazioni su questi “anni oscuri”, svanisce finalmente il mistero delle ultime parole di Gesù sulla croce: “Eli, Eli, lama sabactàni”, il cui significato “sconosciuto” è chiarissimo per i buddisti, dal momento che hanno senso nel loro linguaggio rituale.
- Il primo traduttore greco dei Vangeli non tradusse queste parole; il termine la - in arabo - ha significato negativo e se accettiamo questa traduzione, il significato sarebbe: “Dio, Dio, non mi hai abbandonato”.
- Prendendo in esame il linguaggio segreto rituale (non comprensibile per gli altri) usato dai sacerdoti egiziani, pensando che forse Gesù lo conosceva, sarebbe stato: “Eli, Eli, tu mi liberi.”
- “Heli Lamah Zabac Tani” è un’invocazione a Dio, anche nell’idioma “rituale” maya usato in Tibet… equivalente al sanscrito o al latino (il termine “sacro” Eli fu pronunciata anche da Krishna durante la guerra del Mahabharata e da Buddha quando dovette affrontare i nemici).
Insomma, la frase gridata da Gesù sulla croce, che in giudaico non ha alcun significato, ne ha uno logico in una lingua cerimoniale che Gesù aveva imparato a usare nei luoghi dov’era stato prima di tornare a “casa”. E questa “casa”… dove si trovava?
Era chiamato Gesù di Nazareth, ma nacque a Betlemme. Non c’era alcuna Nazareth da quelle parti…
E non si tenti di dimostrare che la Nazareth odierna è la stessa del primo secolo! Non ne parla mai lo storico Giuseppe Flavio, che conosceva come le sue tasche tutta la Galilea (possibile che abbia scritto i nomi di tutte le altre 45 località conosciute, saltando proprio questa?). Ma soprattutto non è mai menzionata nel Talmud!
Vorrei aggiungere un aneddoto tratto dal quarto capitolo del Vangelo di Luca, perché descrive un fatto che conferma ancora una volta (se ce ne fosse ancora bisogno):
- che la città dove viveva Gesù in Galilea non poteva essere la Nazareth odierna;
- che il Vangelo di Luca fu scritto secoli più tardi;
- che questo Vangelo dovrebbe essere considerato apocrifo.
Tornando nella sua “città natale” per tenere alcune lezioni nella sinagoga, Gesù fu accusato di blasfemia dalle persone“che erano venute per ascoltarlo” e lo sdegno fu tanto negli “abitanti del luogo” che decisero di condannarlo a morte. Benché il “crimine” prevedesse la lapidazione, essi decisero di gettarlo dal precipizio vicino alla sinagoga. A questo punto è descritto un “salto” miracoloso che salvò la vita al Messia…
Dunque, la “città natale” era su una collina e doveva esserci un precipizio molto alto, se una caduta da quell’altezza doveva provocare la morte! L’odierna Nazareth ha occupato per oltre un millennio la valle ai piedi d’una collina, ed effettivamente una serie di scavi archeologici ha rilevato i resti di alcuni edifici sulla sua sommità. Solo che gli scavi hanno confermato che prima del XX secolo non era mai stato costruito nulla in alto, e gli edifici messi alla luce furono tutti costruiti dopo tale data… e non ci sono precipizi come quello descritto da Luca!
Analizzando l’odierno sito di Nazareth, non si riscontrano né i resti di una sinagoga di duemila anni fa, né quelli di una sinagoga sulla cima d’una collina, né d’una collina con un precipizio mortale. Vorrei aggiungere che Luca non nomina Nazareth, ma si riferisce a questo luogo come “città natale”. Qualunque fosse stato il nome di questa città, gli ebrei che si sdegnarono per le parole del Maestro, erano venuti lì “per ascoltare le sue lezioni”.
Gesù era tornato nella sua città natale per un ciclo di lezioni insinagoga. Sembra quasi che non lo conoscessero di persona (di fama?) e fosse arrivato da un viaggio che l’aveva tenuto lontano molti anni… dov’era stato?
Oltre tutto, la moderna Nazareth si trova sopra un’antica necropoli. Infatti, l’area ai piedi della collina pullula di grotte che furono usate per oltre un millennio per seppellire i morti, aggiungendo un altro elemento a favore della mia tesi: essendo proibito dalle leggi ebraiche costruire tombe in mezzo ai luoghi abitati, è impossibile che lì ci fosse una città. Gli scavi archeologici eseguiti nella cosiddetta Nazareth, non hanno messo alla luce alcuna rovina databile a duemila anni fa, nonostante nell’ultimo secolo abbia avuto luogo una quantità immensa di ricerche in tal senso e anche di nuove costruzioni. L’unica cosa trovata è un numero incredibile di grotte e cavità usate come sepolture, a confermare che l’odierna “Città Santa” era un cimitero. O per lo meno che lo fu fino alla fondazione di un primo villaggio, dopo che gli Ebrei furono espulsi da Gerusalemme nel 135 d.C. Probabilmente la cosiddetta Nazareth era il cimitero degli abitanti di Giaffa, un’importante città distante solo un paio di chilometri da lì… |