Khuyut Rabbou’a, Baghdad, metà degli Anni ‘30…
“Su ragazzi, datevi da fare! Il capo della missione archeologica vuole che lo scavo di questa trincea sia completato entro questa sera… Ma… cos’è quello strano oggetto che affiora dallo scavo… sembra una piccola anfora, cosa sono quegli oggetti di rame e di ferro al suo interno? Forse fu un “oggetto sacro”… Fermatevi, portiamolo al Museo…”.
Forse le cose andarono così, forse un po’ diversamente, ma quel che appare certo è che nelle mani dell’ingegner Wilhelm König, incaricato dei lavori di ristrutturazione di alcuni impianti del Museo Archeologico di Baghdad – nel 1936 o nel 1938, il dato è incerto – capitò per le mani uno strano reperto proveniente dal sito archeologico in cui tra il II secolo a.C. e il II d.C. visse il popolo dei Parti e catalogato, dai responsabili del Museo stesso, come “oggetto di culto”.
Ma chi erano i Parti?
Sappiamo che sotto il governo dei Seleucidi, nell’antica Persia e più esattamente nella regione della Parthia si sviluppò un’etnia con peculiariarità del tutto iraniche: i Parti.
Si trattava di una tribù nomade, inizialmente denominata Parni, di origine sciita accampata tra le steppe del Mar Caspio e del Mare d’Aral. Verso la metà del III secolo a.C. i fratelli Tiridate e Arsace, capi dei Parti, invasero la Bactriana.Morto Arsace, il fratello condusse le sue genti nella Parthia, fondando – in onore del fratello ucciso – la città di Arsak.
Successori di Tiridate furono Artabano I, Mitridate I, Fraate II e, via via, fino all’anno 197 d.C. in cui Settimio Severo sottomette quelle popolazioni e Artabano V si ritira presso le zone circostanti il fiume Eufrate.
Quindi con il II secolo d.C. finisce il regno dei Parti, popolazione costituita da una casta sacerdotale, da scribi e funzionari di Stato, da nobili e guerrieri e, naturalmente, da contadini e artigiani, tra i quali – forse – c’era qualcuno che, molto tempo prima del geniale scienziato comasco, aveva scoperto che due metalli, bagnati da una soluzione acida… producevano elettricità.
Ma torniamo all’ingegner König e al ‘nostro’ stranissimo reperto.
“…Dai suoi costituenti e dalla loro disposizione si potrebbe pensare che esso sia una specie di elemento galvanico o di batteria”…lasciò scritto König nei suoi appunti quando la sua formazione tecnica lo spinse ad intuire che la piccola anfora di forma ovoidale, alta circa quindici centimetri, impermeabilizzata all’inteno con un sottile strato di bitume, avrebbe potuto essere – molti secoli prima – una vera e propria…pila elettrica [...]
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