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VIAGGIO NELL’IGNOTO
 
 
Dèi del Cielo, dèi della Terra   Brano tratto dal libro
Dèi del Cielo, dèi della Terra
Alla ricerca del sapere perduto

Storia dimenticata dell'umanità, da Atlantide alle Civiltà Sotterranee


AUTORE: Giorgio Pastore
PAGINE: 288
ILLUSTRAZIONI: 90 b/n
FORMATO: 16 X 23
ISBN: 978-88-89713-07-5
EURO: 18.00
 
 
 
 
L'Età dell'Oro
 

Iniziamo ora il nostro viaggio nell’ignoto risalendo a ritroso nel tempo fino ad arrivare in un’epoca in cui l’uomo non aveva ancora fatto la sua comparsa e il mondo era un vero e proprio Paradiso Terrestre.

Leggiamo questi significativi passi tratti da Le Metamorfosi di Ovidio:

Per prima fiorì l'età dell'oro, che senza giustizieri
o leggi, spontaneamente onorava lealtà e rettitudine.
Non v'era timore di pene né incise nel bronzo
si leggevano minacce, o in ginocchio la gente temeva
i verdetti di un giudice, sicura e libera com'era (...).
Era primavera eterna: con soffi tiepidi gli Zefiri
accarezzavano tranquilli i fiori nati senza seme,
e subito la terra non arata produceva frutti,
i campi inesausti biondeggiavano di spighe mature;
e fiumi di latte, fiumi di nettare scorrevano,
mentre dai lecci verdi stillava il miele dorato.

Quando Saturno fu cacciato nelle tenebre del Tartaro
e cadde sotto Giove il mondo, subentrò l'età d'argento, peggiore dell'aurea, ma più preziosa di quella fulva del bronzo.
Giove ridusse l'antica durata della primavera
e divise l'anno in quattro stagioni: l'inverno, l'estate,
un autunno variabile e una breve primavera.

Allora per la prima volta l'aria si fece di fuoco
per l'arsura o si rapprese in ghiaccio per i morsi del vento; per la prima volta servirono case, e furono grotte, usti fitti, verghe legate insieme da fibre;
allora in lunghi solchi si seminarono i cereali
e sotto il peso del giogo gemettero i giovenchi.

Terza a questa seguì l'età del bronzo: d'indole
più crudele e più proclive all'orrore delle armi,
ma non scellerata. L'ultima fu quella ingrata del ferro.
E subito, in quest'epoca di natura peggiore, irruppe
ogni empietà; si persero lealtà, sincerità e pudore,
e al posto loro prevalsero frodi e inganni,
insidie, violenza e smania infame di possedere (...).
Così fu estratto il ferro nocivo e più nocivo ancora
l'oro: e comparve la guerra, che si combatte con entrambi e scaglia armi di schianto con mani insanguinate.

[Ovidio, Metamorfosi, vv. 89-150]

 

Era l'età dell'oro, quando ancora si viveva in un'eterna primavera, non esistevano le stagioni e non si doveva lavorare la terra, perché i frutti crescevano abbondanti, senza bisogno di coltivarli. Non si tratterebbe di pura fantasia. Questo potrebbe davvero essere stato il passato della Terra, il cosiddetto Paradiso Terrestre; terminato con il Diluvio universale descritto nelle cronache antiche di tanti popoli del passato, come Egizi, Sumeri, Incas e perfino degli Indiani d'America. Ma quale fu la causa scatenante di questo diluvio? Molte sono le ipotesi a riguardo.
Quella sostenuta anche dai geologi è quella meteorica, anche se non è l’unica, come vedremo. Una grande meteora cadde sulla Terra causando un’immane cataclisma. Un tempo l'asse di rotazione terrestre era perpendicolare rispetto al piano orbitale. Attualmente invece, l'asse è inclinato di circa 23,44 gradi, ed è questo che comporta il susseguirsi delle stagioni. Tale mutamento fu l’effetto di quell’impatto meteorico? In seguito a tale collisione, i poli e le zone equatoriali si spostarono reciprocamente di circa 2000 km, così da provocare enormi maremoti, uragani e terremoti. Questo impatto causò inoltre un rallentamento della velocità di rotazione terrestre.
Non è un’ipotesi poi così tanto assurda, basti pensare alla violenta scossa di terremoto che ha interessato il sud-est asiatico nel 2004, pochi giorni prima di Natale. Un cataclisma che provocò milioni di morti e feriti, causato da uno tsunami così violento da portare all’inclinazione dell’asse terrestre di circa 5/6 cm; fu cosa da poco, per fortuna. Così, si spiegherebbe come mai i precisi astronomi del passato (che tra le altre cose sapevano già dell'esistenza di Urano, Nettuno e Plutone millenni prima che gli astronomi dell’era moderna li riscoprissero) avessero calcolato la durata del loro anno pari a 360 giorni e non ai nostri 365 (in Egitto e in Mesopotamia). E se la velocità di rotazione era maggiore rispetto a quella di oggi, anche la durata dei giorni era inferiore, calcolata intorno alle 20 ore; così che risulterebbe chiaro il perché Noè, Matusalemme e altri patriarchi biblici, come vedremo tra poco, sembrerebbe siano vissuti centinaia d’anni.

Per cui, un cataclisma potrebbe essere stata la causa dell'origine del mondo come noi lo conosciamo oggi: un anno di 365,2422 giorni, un giorno di 24 ore circa, l'alternarsi delle stagioni, ecc.

L'impatto di un presunto asteroide con la Terra potrebbe aver provocato onde gigantesche (anche di 100 metri d'altezza) le quali avrebbero sommerso coste e intere isole. Causò terremoti violenti e si liberò nell'atmosfera una nube di polvere nera che impedì l'irradiazione solare sulla superficie terrestre per molto tempo. Lo spostamento dell'asse provocò il drastico cambiamento di clima in molte zone, così che i ghiacci si sciolsero e lì dove c'era un clima tropicale iniziò per la prima volta a nevicare; e in poche ore, ogni cosa si congelò, compresi certi mammut in Siberia e in nord America, ritrovati ancora in piedi, congelati nei letti ghiacciati dei fiumi, nell'atto di attraversarli, con ancora da digerire nel loro stomaco erbe e fiori tropicali, a prova del fatto che un tempo lì c'era un clima più caldo dell'attuale e che il mutamento fu repentino; tali resti ce lo dimostrano. I mammut non ebbero nemmeno il tempo di digerire il loro cibo!
L’inclinazione dell’asse terrestre portò a un mutamento repentino del clima e al nascere delle stagioni. Finì l’età dell’oro, l’età dell’eterna primavera. L’etimologia stessa della parola clima confermerebbe questi fatti (clima: è una parola d’origine greca [KLÍMA]; significa proprio inclinazione). Anche l'Antartide, ormai ricoperto dai ghiacci, un tempo era una terra verdeggiante e popolata.
Ma il mondo di allora era già abitato? E da chi? Chi viveva sulla terra 12.000 anni fa? Uomini primitivi, abitanti delle caverne e nomadi, oppure, uomini già evoluti e in grado di usare una tecnologia raffinata? Certi misteriosi ritrovamenti ci porterebbero a optare per quest’ultima possibilità.

 
Antiche mappe che non dovrebbero esistere
 

La mappa di Piri Reis è un documento realizzato su pelle di gazzella, a Costantinopoli, nell'anno 1513 d.C. Questa enigmatica carta si deve alla mano di un ammiraglio della flotta ottomana, Piri Reis.
Venne scoperta solamente nel 1929, nell'antico palazzo imperiale di Costantinopoli. Attualmente è ancora conservata al palazzo Topkapi di Istanbul.
In essa è raffigurata la costa occidentale dell'Africa, la costa orientale del Sud America e la costa settentrionale dell'Antartico. Ciò sorprende, visto che l’Antartide fu scoperto solo nel 1818. Inoltre, nella carta, la Terra della Regina Maud è sgombra dai ghiacci, cosa che secondo gli studiosi ortodossi sarebbe stata possibile solo migliaia di anni fa. Chi realizzò l’originale della mappa deve aver vissuto sulla Terra almeno intorno al 6000 a.C. per vedere l’Antartide privo di ghiacci.
Il vero enigma rappresentato da questa carta geografica non è tanto l’aver disegnato un continente scoperto circa tre secoli dopo, ma averlo rappresentato Mappa di Piri Reissenza la coltre di ghiaccio che lo ricopre da così tanto tempo. Piri Reis per disegnare la sua mappa dovette utilizzarne altre,

oramai andate perdute, eredità di una civiltà ormai dimenticata. 
Come facevano gli antichi a conoscere la linea costiera dell’Antartico? Dove sono finite le carte originali disegnate da questi? E soprattutto, chi erano questi antichi marinai che già migliaia di anni fa riuscirono a disegnare una carta del genere? Infatti, è realizzata con grande perizia, con pochissimo scarto d’errore, così come sarebbe potuto essere possibile solo avendo una visione da alta quota, ad esempio da un satellite.

Ma quella di Piri Reis non è l’unica carta geografica enigmatica. Ricordiamo il geografo francese Philiph Buache, che nei primi decenni del XVIII secolo realizzò un’altra mappa anacronistica, ispirandosi a degli esemplari più antichi in suo possesso. Anch’egli disegnò la linea costiera dell’Antartide, scoperto solo 80 anni più tardi, ma così com’era intorno al 10.500 a.C.! Probabilmente, Buache non vide mai la carta di Piri Reis, dato che questa venne ritrovata solo nel 1929 tra i reperti archiviati del museo dove si trovava. Quindi, dovette usare altre fonti, ma quali?

Un’altra mappa interessante è quella realizzata nel 1531 da Oronzo Fineo, navigatore. Ancora una volta è raffigurato l’Antartide privo di ghiacci e solcato addirittura da fiumi di cui effettivamente, in seguito ai recenti carotaggi eseguiti dalle spedizioni di ricerca scientifica di questi ultimi decenni, se ne è scoperta la presenza. Oramai questi corsi d’acqua sono ghiacciati e dimenticati sotto una spessa coltre di ghiaccio, ma un tempo dovettero solcare limpidi le verdi vallate dell’Antartide. Gli studiosi ritengono che il continente venne ricoperto dai ghiacci intorno al 4000 a.C., ma chissà in seguito a quale grande cataclisma?

Anche Gerardo Mercatore, similmente agli altri navigatori precedentemente citati, nel 1560 rappresentò nella sua mappa le terre dell’Antartide prive dei ghiacci così come dovevano apparire circa 12.000 anni fa. Ma chi viveva in quel lontano periodo sulla Terra? Chi poteva essere già capace di una simile tecnologia?
 
 

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