I graffiti templari di Chinon
Chinon è una ridente cittadina francese posta nel dipartimento di Indre-et-Loire, all’incontro di due fiumi, Loira e Vienne. Nel XII sec. faceva ancora parte del regno di Angiò, annesso al regno d’Inghilterra. L’imponente castello che la domina risale a questo periodo, quando la città venne scelta come residenza preferita dal re Enrico II, cui si deve la costruzione della maggior parte del fortilizio. Con la morte del re, a seguito della ribellione dei suoi due figli Giovanni e Riccardo, appoggiati dal re di Francia Filippo Augusto, il castello passò a quest’ultimo, che operò alcune modifiche e, soprattutto, costruì agli inizi del XIII sec. il massiccio torrione occidentale detto del Coudray. Nell’ottobre del 1307 la polizia reale, aprendo gli ordini sigillati giunti in gran segreto in tutta la Francia dal re Filippo il Bello, si appresta ad arrestare tutti i Templari. Il Gran Maestro, Jacques De Molay, e le eminenze più importanti dell’Ordine, in numero di 72, vengono prelevati da Parigi, dove erano stati riuniti, per essere condotti a Poitiers, dove in quel momento risiedevano sia il Re, sia il Papa Clemente V. Durante il tragitto, in prossimità di Chinon, De Molay venne colto da malore, ed il corteo si fermò presso il castello. Molti di loro rimasero imprigionati nel torrione del castello fino alla primavera del 1309, ed oggi si è quasi unanimemente convinti che fu uno di loro a tracciare su una parete della cella i graffiti che hanno reso famoso questo luogo.
Si distinguono, in realtà, due grandi insiemi di petroglifi: il maggiore, che occupa una vasta area della parete che si trova sulla sinistra della porta d’ingresso, ed il minore, che presenta simboli sparsi sulla parete di fronte all’entrata, nella strombatura degli archetti di fronte all’ingresso e sul pianerottolo della scala che conduce al piano superiore.24
Il primo gruppo di graffiti occupa un’area di circa 85 cm per 70, disposta su due file di pietre. Vi si trovano, nella fila superiore, un personaggio inginocchiato munito di aureola, di fronte a tre simboli: una croce con un piccolo cerchio alla base, che sorregge una sfera più grande contenente due linee ondulate ed una coppia di punti, il monogramma IHS ed una piccola croce alla base, sorretta da due gradini, che reca i simboli della Passione di Cristo: i chiodi, la spugna e la lancia, ma non il corpo di Gesù. Il personaggio reca con sé uno scudo ovale, diviso in otto spicchi da altrettanti raggi che ricordano, con questa forma, il simbolo della Stella Polare, della Ruota Solare o, come vedremo più avanti, del Centro Sacro. Dietro di lui una croce più grande è posta all’interno di una profonda cavità scavata nella pietra, innalzata su una roccia formata da piccoli blocchi. Più dietro ancora, una replica molto più grande della croce che si trova davanti al personaggio, con gli stessi segni della Passione e la lancia inclinata verso il punto dove dovrebbe esserci il costato del Cristo, se esso fosse presente sulla Croce. Alla base della croce, la scritta “Io chiedo a Dio perdono”. L’analisi paleografica di questa scritta permetterebbe di datare l’insieme di affreschi ai primi anni del XIV secolo. L’ultimo graffito sulla destra, rappresenta due personaggi in abiti monacali, aureolati, uno dei quali è inserito all’interno di una linea ondulata. Nella seconda fila di pietre, più in basso, vediamo sulla sinistra due simboli quadrati, uno più piccolo, diviso in otto parti dalle diagonali e dalle mediane, ed uno più grande formato da quattro repliche affiancate del precedente: vedremo meglio questi simboli (che chiameremo “Centri Sacri”) nel prossimo capitolo. Al fianco, un altro personaggio di aspetto monastico, di cui vediamo soltanto il volto e l’aureola, che contempla una specie di cuore o mandorla raggiante, profondamente scavata nella roccia. Altri simboli ricorrono qua e là nel quadro complessivo, come mani tagliate, circoli sormontati da croci ed uno scudo col giglio di Francia.
Il secondo gruppo di graffiti, invece, è formato per lo più da emblemi araldici, in forma di scudo, ma tra essi compaiono un altro quadrato ripartito e due varianti della Triplice Cinta che abbiamo qui riprodotto. Questa serie di graffiti non necessariamente risale allo stesso periodo e dalla stessa mano, ma è certo che, data la posizione (in verticale o nelle strombature degli archetti) e il contesto (una torre di prigionia) collocano il loro senso in ambito simbolico, e non certo ludico.
Resta un unico dubbio: se è quasi certamente possibile attribuire ai Templari la realizzazione del graffito grande, che comprende i due esemplari di Centri Sacri, non si può essere altrettanto sicuri che le Triplici Cinte sul lato opposto della parete siano state tracciate dalla stessa mano. Ad ogni modo, il caso di Chinon rappresenta un buon punto di partenza per ipotizzare che il simbolo della Triplice Cinta, nel periodo attorno al XIII sec., venisse usato in senso simbolico più che come semplice passatempo. Si noti, ad ulteriore conferma, la presenza nello schema di sinistra, nella Fig. 11, di quattro archi di cerchio assolutamente inessenziali ai fini del gioco, ma che certamente avevano un senso specifico. Lo stesso Charbonneau-Lassay, nel suo articolo sulla Triplice Cinta nell’emblematica cristiana affermerà, in proposito, di non comprenderne assolutamente la funzione. |