Quando leggiamo i miti della creazione dei diversi popoli del passato, non possiamo fare a meno di notare la presenza di numerosi elementi ricorrenti. Cambiano i nomi, ma i racconti si somigliano un po’ tutti, tant’è che potremmo sospettare un’origine comune delle diverse civiltà del mondo antico.
Ancora oggi possiamo percepire in questi racconti un’essenza di verità. Credo che sia doveroso cercare di misurare l’attendibilità dei miti e delle leggende del nostro passato, perché in tal modo potremo scoprire interessanti novità, capaci di illuminare maggiormente le arcane trame della nostra storia antica. Solo così facendo potremo sperare che gli abitanti di questo muto passato possano ritornare a parlarci.
Spesso, questo silenzio fu proprio opera dei nostri predecessori, i quali molte volte preferirono occultare la verità, piuttosto che stravolgere le basi della società e della loro civiltà.
Ad esempio, pensiamo alla Bibbia.
La Genesi ci è sempre stata presentata dalla Chiesa come una rivelazione divina, scritta direttamente dai patriarchi ebrei, forse dallo stesso Mosè. In realtà non si tratterebbe di un’opera originale, ma di una rielaborazione della Storia Fenicia di Sanconiatone, un’opera scritta almeno mille anni prima di Cristo e destinata a svanire nelle nebbie della storia, se non fosse stato per Porfirio, filosofo greco di origine siriana ed Eusebio, vescovo di Cesarea, vissuti nel III secolo d.C. Quest’ultimo, con lo scopo di confutarne l’originalità, riportò molti passi dell’opera di Sanconiatone all’interno del dibattito avuto con Porfirio, il quale, basandosi sulla traduzione effettuata da Filone di Alessandria (~13 a.C.-45 d.C.) nel I secolo d.C., sosteneva che Mosè aveva tratto dalla Storia dei Fenici gli avvenimenti essenziali narrati nella Genesi. Eusebio invece accusava il filosofo greco di essere in errore e riaffermava l’autorità delle Sacre Scritture. Il vescovo di Cesarea non negava l’identità delle due opere, ma sosteneva che l’autore della Storia dei Fenici non era Sanconiatone, ma lo stesso Filone di Alessandria, il cui piano era abbattere il Cristianesimo. Tuttavia, citandone certi passi ne permise incautamente la conservazione. Già numerosi autori in passato avevano discusso e citato tale opera, riconoscendo implicitamente che Sanconiatone era realmente esistito. Suidas il grammatico era riuscito addirittura a trovare i titoli di tre altre opere dello stesso autore. Ciò dimostra che sono davvero molte le nozioni perdute nel corso dei secoli dall’umanità. Torneremo ancora a trattare dell’opera di Sanconiatone.
L’uomo ha perduto molte cognizioni appartenenti a un’era lontana, quando egli era la natura e questa era l’uomo, infatti, secondo alcuni studi ancora da approfondire, egli userebbe oggi non più del 10% del suo cervello, lasciando inutilizzato il restante 90% circa. Se così fosse, a che cosa servirebbe la restante parte? In essa vi sarebbero nascosti segreti, nozioni ed energie che possiamo solo sognare. Spesso, parte di questi poteri ritornerebbero alla luce, liberandosi dalle catene del materialismo, del razionalismo, dello scetticismo, dando vita a tutti quei fenomeni definiti “paranormali”, di medianità, preveggenza, telecinesi, telepatia, etc. Queste doti potrebbero essere sviluppate da chiunque, volendolo, attraverso lo Yoga, la meditazione, la ricerca della semplicità, abbandonando le paure e i preconcetti spesso presenti nel nostro mondo e cercando di ritornare a essere i bambini che eravamo. L’essere adulti, spesso ci rende ciechi di fronte a queste cose. I bambini, più disinibiti e spontanei, di solito riescono a vedere cose che per gli adulti risultano essere invisibili. Ciò avviene inconsciamente. Crescendo, capita che anche i bambini razionalizzino e pensino d’aver fatto solo dei bei sogni a occhi aperti. Questo finché non scelgono di interessarsi a queste tematiche, rivalutando quel determinato avvenimento, che fino a poco tempo prima avevano ritenuto un parto della loro stessa fantasia.
Attraverso recenti studi condotti da Giorgio Pattera, del Centro Ufologico Nazionale, e da altri biologi come lui, si è scoperto che l’assunzione di melatonina aumenterebbe certe facoltà insite e assopite nell’uomo. Inoltre, si potrebbe anche giungere a un uso maggiore del proprio cervello, superando la soglia del 10%. Ma non mi prolungo, dato che questi studi sono ancora agli inizi e, in verità, si conosce ancora veramente poco.
L’uomo è un “animale”, un “mammifero”. Tuttavia, è l’unica forma di vita a essersi evoluta radicalmente, modificando l’ambiente circostante a proprio piacimento, creandosi un mondo fatto su misura.
Non vi siete mai domandati perché solo e unicamente l’uomo sia giunto a simili risultati pur essendoci svariate forme di vita sul globo? Perché a un certo punto si è messo a costruire capanne, case, grattacieli e poi si è dato alla politica e ha deciso di impegnarsi nei viaggi spaziali, mentre tutte, e sottolineo "tutte" le altre specie animali sono rimaste tali e quali per milioni d'anni? Perché solo l'uomo ha avuto la necessità di coprirsi con degli indumenti o di costruirsi dei ripari dalle intemperie? Quasi come se questo mondo non fosse il suo e, per questo, su di esso si sentisse scomodo, desideroso di cambiarlo e di adattarlo sempre più a se stesso. Come se la Terra non fosse il suo habitat naturale. Eppure, dovrebbe esserlo. O forse non è così? Non siamo terrestri? La risposta a queste domande è conservata nel nostro passato. Un passato remoto che non ha lasciato molte tracce, solo ombre. Perciò, risulta naturale che tutto possa essere stato dimenticato. Troppe guerre, troppi cataclismi, troppi periodi d’ignoranza, troppi libri andati bruciati ci dividono da questo lontano passato.
Potremmo considerarci l’esperimento vivente per eccellenza; concepiti da una mente molto più grande di quanto potremmo immaginare.
È impensabile che l’uomo possa uccidere, far guerra ai suoi simili, combattere per il denaro e il potere, quando in realtà dovrebbe elevarsi e capire che se uccide un suo simile, uccide se stesso, un suo compagno, qualcuno che è dalla sua stessa parte della barricata; proprio come lui, in orbita su questo gigantesco cumulo di materia che usiamo chiamare Terra. Perché è proprio questa la verità: ogni uomo, che sia bianco, nero o giallo, è figlio del Cosmo. Siamo tutti fratelli e sorelle, e nostro padre è l’infinito Cosmo. |