Ho desiderato puntualizzare quello che fu il mondo magico-religioso dell’Antico Egitto: per questo motivo ho dovuto mettere a fuoco l’importanza del Ba che, nel caso della Grande Madre Iside, era il nostro meraviglioso gatto.
Tra ombrosi boschetti, giardini con fontanelle e lungo un bellissimo viale bordato da folti e alti alberi, si arrivava al tempio della dea, situato lungo una diramazione del Delta del Nilo, e più precisamente, nella città di Pa-Bast (dimora di Bastet) - la capitale del XVIII nomos.
Questo stupendo santuario esisteva già sotto l’Antico Regno, cioè ai tempi di Cheope (Khufu - “Khunm mi protegge” - 2305-2609 a.C.) e di Chefren (Khafre, 2570 a.C.) entrambi faraoni della IV dinastia. Tracce del culto della dea Bastet, si trovano, però, ancor prima. Hotepsekhemui, sov rano della II dinastia (2925 a.C.), era devoto alla dea, ritenendola suo nume tutelare. Nelle gallerie sotterranee della piramide a gradoni di Djoser a Saqqara sono state trovate migliaia di pietre dure e di vasi in sottilissimo alabastro35 con la scritta: “Horo Hotepsekhemui re dell’Alto e Basso Egitto”. Tra i vari altri reperti vi era anche una coppa in granito bluastro con la rappresentazione della dea Bastet in figura umana con la testa di gatto. La dea è in piedi davanti al serekh36 del re, questo a testimoniare quanto fosse importante tale divinità per lui (e a dimostrazione di quanto il culto della dea Bastet fosse aristocratico e venisse da molto lontano. Forse da Atlantide...). In ogni caso questo culto, essendo collegato alla Grande Madre Iside, era evidentemente già molto antico all’epoca di Hotepsekhemui. Lo conferma anche una scritta che si trova nel tempio di Dendera:
“Quando la vide, sua madre Nut le disse:
Sii leggera per tua madre.
Tu sei più vecchia di tua madre
Perché il tuo nome è stato Iside “
Nella VI dinastia il faraone Pepi I (2230 - 2280 a.C.) fece costruire nel suo santuario una cappella in onore della dea-gatto Bastet. E molte ancora sono le testimonianze archeologiche di altri re che ritenevano loro protettrice la “Signora dell’Est”.
Amenemhat III (Ity-iuat-her, “colui che ha preso l’eredità di Horo”), figlio di Sesostris III (XII dinastia 1846-1801 a.C.) in occasione della sua festa del Sed (trent’anni di regno) fece mettere nel tempio della dea Bastet un blocco inciso in suo onore.
La grande regina Hatshepsut-Maatkara (XVIII dinastia, 1479-1483 a.C.), figlia di Tuhmosi I (e di Amon) e della Grande Sposa Reale Ahmes, fece scavare nei pressi del villaggio di Beni Hassan, un santuario dedicato alla dea-gatta Pakhet. Questo luogo fu il primo tempio ricavato nella roccia dell’architettura egiziana. Sulla sua facciata, la regina diede l’ordine di far incidere una lunga iscrizione che costituì una vera e propria dichiarazione politica; inoltre fece includere le indicazioni di altri monumenti da lei voluti. Questo tempio fu chiamato dai Greci “Speos Artemidos” (Grotta di Artemide), collegando così la dea-gatta alla dea Artemide. La sua costruzione iniziò sotto il regno della regina Hatshepsut e terminò sotto quello di Seti II. Al suo interno è stata rinvenuta una rappresentazione in cui il dio Amon impone sulla testa del faraone una corona, alla presenza della dea Pakhet.
La Grande Sposa reale di Seti II (XIX dinastia, 1209-1196 a.C.), Tauset, era un’iniziata al culto della dea Bastet; vasi d’argento e d’oro con il cartiglio della regina sono stati ritrovati nel tempio di Bubastis a riprova della fedeltà della regina a questa dea.
Nel cortile del santuario dedicato a Bastet, Ramses II (Ramesse-miamun, XIX dinastia, 1279-1212 a.C.) collocò quattro statue che riproducevano la dea come porta-insegne.
Nella città di Bubastis nacque Osrkòn I (Sekhemkheperra-Setepenra, XXII dinastia, 929-889 a.C.): il re era figlio della regina Keroma - Divina Adoratrice del dio Amon - e nell’anno del suo Giubileo esaltò la dea Bastet con il “Rituale del porticato della Corte delle Feste”. A tal proposito completò anche la decorazione della sala ipostila del santuario, con diverse immagini della dea.
Petubastis (Pedubast-meramun), fondatore della XXIII dinastia (818-788 a.C.) accentuò il richiamo divino alla Grande dea Bastet, il cui culto divenne molto “popolare” sotto i faraoni libici.
Usermaatra III, probabile ultimo sovrano (756-722 a.C.) della XXIII dinastia, nella sua titolatura reale figurava anche come Iuput Saabastet meriamon, che tradotto significa letteralmente: “Iuput, figlio di Bastet, amato da Amon”.
Altro santuario di notevole importanza è quello costruito da Nactanebo II Filadelfio (XXX dinastia); il culto della dea Bastet, prima ristretto solo a una certa casta, in quel periodo si diffuse largamente a tutte le classi sociali e per tutto l’Egitto. |