Troviamo un ’altra dea, questa volta nell’Olimpo nordico, che si festeggia in marzo: Freya. Come Bastet e Diana incarnava l’amore, la sessualità e la fertilità; era una delle più alte divinità di Asgard, il dominio di Odino e veniva rispettata dalle Valchirie e dagli Æsir offrendo la coppa di benvenuto agli eroi che entravano nel Walhalla. Era sorella di Freyr e sposa di Od (secondo altre versioni, di Odino): un mito racconta che non trovandola più, un giorno il suo sposo Od pianse lunghe lacrime d’ambra.
“Benedetta sia la dea dell’Aurora scintillante Freya la bellissima
La più appassionata delle Regine
Insegnami i misteri del Wyrd.
Cammina con me nella luce delle stelle.
Freya dea del fuoco etereo”.
La dea attraversava il cielo sul suo carro d’oro chiamato “Betulla”, trainato da un insolito tiro di grandi gatti blu-argentati dal pelo lungo e dalle grandi code, che le erano stati regalati dal dio Thor quand’erano ancora cuccioli…
Si racconta infatti che Thor, mentre stava pescando sulle rive di un laghetto, fosse incuriosito e al contempo infastidito dal canto di una ninna-nanna (che disturbava la sua pesca) proveniente da un cespuglio. Avvicinatosi, si rese conto che a cantare era un gatto, il quale tentava di ammansire una cucciolata di bellissimi micini blu dai riflessi argentati che piangevano affamati. Alla vista del dio, il gatto gli chiese se per caso sapeva dove trovare una femmina che li potesse allattare e allevare, ma Thor rispose sinceramente che non era in grado di aiutarlo, anche se per un attimo gli era passato per la mente che forse avrebbe potuto pensarci Freya. A quel punto, il gatto – che forse gli aveva letto il pensiero - si trasformò in un grande uccello e volò via. Scoperto l’inganno e tuttavia impietosito, il dio prese con sé tutti que i gattini affamati e orfani, e li regalò a Freya la quale ne ebbe cura accudendoli premurosamente e non separandosene mai più…
Secondo un’altra leggenda, invece, i gatti che trainavano il suo carro celeste erano solo due, uno bianco e uno nero; in questa versione del mito, essi rappresentavano il lato maschile e quello femminile (le forze Yin e Yang) e le fasi della Luna.
Una curiosità: si narra che Thor, il più forte degli dèi nordici, non fosse mai stato capace di sollevare un gatto adulto in quanto ritenuto più forte dello stesso dio.
Freya era conosciuta anche come “dea dell’Aurora”, perchè quando s’alzava in volo con le sue sacerdotesse-guerriere (le Valchirie), il riverbero della luce sulle loro corazze dava luogo a quel fenomeno conosciuto come “aurora boreale”.
Questa potente dea veniva anche chiamata Gefn (dono) e il suo culto era orgiastico come quello di Bona Dea a Roma; quando vagava nei cieli col suo carro trainato dai suoi bellissimi gatti, portava un unico ornamento: la famosa collana Brisingamen, detta anche “colonna del desiderio”, in quanto aveva il potere di rendere irresistibile chi la indossava. Era d’oro e completamente tempestata di rubini e ambra. Si trattava di un “regalo” estorto con l’inganno a quattro nani (aventi i nomi dei quattro punti cardinali) che l’avevano fabbricata e la custodivano in precedenza. Oltre alla collana Brisingamen, Freya indossava talvolta un manto fatto di piume d’uccello che aveva il potere di renderla invisibile.
La dea presiedeva alla magia, era nume tutelare dei morti e aveva una vera e propria casta di sacerdotesse ai suoi ordini.
Nella mitologia germanica, Odino concesse a Freya, sua sposa, uno sconfinato potere sui “nove mondi” e sulle “sfere create dagli dèi”. È chiaro quindi il collegamento ai “nove piani celesti” a cui si fa riferimento sia nell’astrologia egizia che in quella medievale. Il carro d’oro trainato dai gatti argentati trasportava Freya lungo questi mondi e per le “strade di cristallo dei sette pianeti”. Durante questi viaggi la dea infondeva a tutte le “sfere create” vita e amore, e controllava l’andamento dei raccolti regolando il sole e la pioggia.
A Freya viene talvolta sovrapposta la dea Frigg, la “Signora del cielo” sposa di Odino e madre di Baldur, il dio Sole bambino. Entrambe fanno comunque parte della grande divinità della Madre, in quanto Freya rappresenta la fanciullezza, l’irruenza e lo spirito guerriero, mentre Frigg è la parte femminile tranquilla, la protettrice del matrimonio, dea del destino e del futuro. Si tratta di due parti complementari del femminino sacro. E poiché sia Freya che Frigg possiedono il dono della chiaroveggenza, entrambe sono collegate al mondo della divinazione con le Rune.
La “Signora dei nove mondi” era anche la protettrice del matrimonio. Anticamente, presso i popoli nordici, per assicurarsi il bel tempo nel giorno delle nozze, le future spose rispettavano la tradizione di nutrire il gatto di casa con il miglior cibo possibile - da quando iniziavano i preparativi fino al giorno della data stabilita. Era usanza che agli sposi venisse regalato anche un gatto (simbolo di fedeltà e fertilità, e immagine vivente della dea) con cui sarebbero dovuti entrare nella loro nuova dimora. Secondo la tradizione veniva preparata una bella ciotola di latte nell’ingresso di casa: se il gatto si fosse precipitato a berlo, ciò avrebbe significato la presenza di uno spirito benevolo nell’abitazione e anche la protezione della dea.
Vorrei ricordare che il venerdì (Friday in inglese) era il giorno sacro alla dea e il 13 era il suo numero sacro. Per questo motivo molti matrimoni erano celebrati di venerdì 13, considerato il giorno migliore per sposarsi…
I gatti blu-argento di Freya oggi sono conosciuti come “Norvegesi della Foresta” (Norsk Skogcatt) e sono molto ricercati come razza pregiata. Il loro manto straordinariamente folto e lungo, è stato in grado di proteggerli nelle foreste nordiche, dove la temperatura invernale può arrivare anche a 20° sotto zero. La natura, attraverso una selezione naturale, ha permesso tuttavia solo agli esemplari più forti di sopravvivere, e da questi ha avuto origine la razza giunta fino ad oggi, che viene giustamente protetta e salvaguardata.
Due scrittori scandinavi della metà dell’ottocento, Asbjørnsen e Moe, nelle loro fiabe ricche di avventure magiche - lette ancora ai giorni nostri nelle scuole scandinave - parlano proprio dello Skogcatt, come di “Huldrekat” un “gatto-fata” (uldre = fata o ninfa del bosco).
Secondo i cronisti del Medioevo, Freya era la principessa del popolo dei Vani, esperti nelle arti magiche (infatti Freya era anche una maga) e abitatori delle coste settentrionali del Mar Nero presso la foce del fiume Don, l’antico Tanais. Questo popolo, nel corso dei secoli si spostò sempre più a nord, fino a quando, durante il tramonto dell’Impero Romano, non si stabilì nella regione scandinava.
Secondo alcune leggende popolari, le streghe “sacerdotesse” della dea Freya erano in grado di modificare il tempo atmosferico e di volare come lei, avendo un mantello di piume di falco che le permetteva il volo.
Il culto di Freya fu sempre accompagnato dai gatti a lei sacri, considerati al contempo, dei maestri e delle guide spirituali, soprattutto nelle notti di Luna.
Nei “Canti dell’Edda”, la dea Freya vola nei mondi stellati dove regna l’oro degli dei nei castelli di cristallo del Nord:
“[…] Il sacro gatto del Tempio degli Dèi è quindi, per noi, secondo la dottrina degli incantesimi del regno fatato, il Signore dell’occhio di Luce che, come l ‘anima - Bastet del mago introdotto agli alti gradi dei misteri, guida, viaggia e domina, tre volte grande le vie che stanchi gli jeronauti percorrono nel sacro mare dello smeraldo per giungere, nutrito al latte della Regina delle Stelle ad altri mondi supremi, ignoti alla conoscenza umana.
E si aprono all’Heroe Gatto che ha varcato, vero figlio di Re dell’antica Arte, le Porte della Bubastis celeste vigilate dalla Signora dagli occhi di smeraldo, dalle vesti d’argento e dalle mani d’oro”[…] |