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LE FACOLTA' ESP LE CARTE ZENER
 
 
Manuale di Psicotronica   Brano tratto dal libro
Manuale di Psicotronica Sperimentale
Alla ricerca delle misteriose facoltà
dell'enigma uomo
AUTORE: Roberto Volterri
PAGINE: 290
ILLUSTRAZIONI: 140 b/n
FORMATO: 15 X 21
ISBN: 978-88-89713-06-8
EURO: 23.00

CON INSERTO A COLORI
 
 
 
 
Le facoltà ESP: le Carte Zener
 

“Due furono (in parapsicologia) le molle del rinnovamento: un’idea di Charles Richet, il grande fisiologo francese, noto per la scoperta dell’anafilassi e per il suo monumentale Trattato di Metapsichica,ed un principio metodologico, in apparenza assai banale, dell’americano Rhine”. Così sostengono Pierre Duval e Riko Saua nel loro libro La Parapsicologia (Della Valle Edit., Torino 1971).Il Richet affermava infatti che la metodologia necessaria a studiare i fenomeni metapsichici dovesse essere un po’ meno elastica, meno soggetta ai capricci da primadonna dei medium è più atta  a essere tradotta in termini qualitativi.
“ Perché allora non proporre ai soggetti esaminati – proseguono i due autori – d’indovinare delle carte da gioco delle quali avrebbero visto soltanto il dorso? Le probabilità di indovinare ‘a caso’ sono facilmente calcolabili e quindi ogni consistente variazione che sia superiore al caso, può essere valutabile. In gergo specialistico diremmo che un simile metodo indica il “significato statistico” dello scarto tra la divinazione del soggetto e le possibilità offerte dal caso”.
Il Rhine partiva invece dal presupposto che le facoltà PSI, cioè l’attitudine alle esperienze paranormali, sono in varia misura presenti in tutti gli esseri umani e non, quindi, prerogativa dei soli medium. Egli ricorse pertanto alla matematica, in particolare alla statistica, per evidenziare le facoltà PSI in un gran numero di soggetti e per valutarle quantitativamente. Per far ciò impiegò le “Carte Zener” cioè dei cartoncini raffiguranti cinque simboli (stella, cerchio, croce, quadrato, onde)  che, normalmente, vengono impiegati nei test psicologici.
Queste carte vengono utilizzate a gruppi di venticinque, mescolate accuratamente e quindi chiuse in sacchetti di carta nera e opaca. Il soggetto in esame scrive le sue “divinazioni” secondo uno schema ben definito e, terminato l’esperimento, controlla con lo sperimentatore i risultati.
Pur essendo estremamente semplice, questa tecnica acquista un immenso valore quando le prove vengono effettuate un  gran numero di volte e con soggetti diversi.
“ Con questo sistema – proseguono Duval e Saua – furono effettuati centinaia di migliaia di esperimenti, ripetuti per trent’anni. Insisto su termine “ripetuti” – ci fanno notare i due autori – perché contrariamente a quanto si sente dire, le esperienze di parapsicologia sono perfettamente ripetibili, purché considerate da un punto di vista statistico”. In altre parole, l’interpretazione dei dati forniti dalla ricerca ha un valore solo quando tali dati “ statisticamente validi ” escludono il caso, riducendone la possibilità ad una percentuale irrilevante. E’ estremamente interessante riportare integralmente la descrizione di uno dei primi esperimenti con le carte Zener, le cosiddette serie Pearce-Pratt.
“ All’epoca dei primi esperimenti, Rhine era assistente del famoso professor Mac Dougal all’Istituto di Psicologia della Duke University negli Stati Uniti. Pearce, allora studente, si era presentato a Rhine dicendogli di aver ereditato dalla madre delle eccezionali facoltà di chiaroveggenza. Pratt, che stava terminando degli studi di psicologia e aiutava già Rhine nelle sue ricerche, lo sottopose ad alcuni test preliminari. Senza alcuno sforzo, Pearce riuscì a indovinare un numero considerevole di carte: le sue risposte esatte superavano di gran lunga i “centri” previsti dal caso. Rhine decise allora di compiere un esperimento più avanzato con questo ragazzo fenomeno”.
Intendo soffermarmi sui particolari del caso perché si tratta di un avvenimento di portata storica, inoltre perché mette in luce la serietà con la quale i parapsicologi della Duke University conducevano le loro ricerche.
“ Mac Dougall, informato delle intenzioni dell’assistente, per evitare ogni sospetto di collusione tra Pratt e Pearce, suggerì a Rhine di sostituirsi a Pratt durante una parte delle esperienze o almeno di assistervi. In tal modo gli scettici avrebbero dovuto supporre che non più due ma tre persone si fossero messe d’accordo per ingannare il pubblico, il che era assai improbabile.
Lo scopo di Pratt era quello di vagliare gli effetti della distanza nei fenomeni di chiaroveggenza. Se la distanza non avesse provocato disturbi, un passo importante sarebbe stato compiuto: quando infatti il soggetto e lo sperimentatore sono lontani uno dall’altro, ogni stimolo sensoriale viene automaticamente escluso e rimangono soltanto gli stimoli “extrasensoriali”, per usare un termine caro a Rhine.
Pratt s’installò in un locale del laboratorio di sociologia e Pearce nella biblioteca, al di là del viale centrale del campus. Le loro posizioni escludevano quindi ogni possibilità di messaggi sensoriali. In una prima serie di esperimenti la distanza tra Pearce e Pratt fu di cento metri, in una seconda serie di duecento. Complessivamente usarono venticinque Carte Zener per settantaquattro volte, per un totale di 1850 tentativi di chiaroveggenza.

Gli esperimenti si svolgevano nel modo seguente. Pearce andava da Pratt, nel laboratorio di sociologia, per regolare i loro orologi e fissare l’istante esatto dell’inizio della prova. Tornato in biblioteca, Pratt prendeva a caso un mazzo di carte tra i molti che erano stati preparati, mischiava le carte e le alzava avendo cura di tenere le immagini rivolte verso il tavolo. Al momento stabilito prendeva la prima carta del mazzo e la posava, sempre coperta, su un libro al centro del tavolo dove la lasciava per un minuto esatto. Poi prendeva la carta con la sinistra e la poneva di lato (sempre coperta); con la destra prendeva la seconda carta del mazzo e ripeteva l’operazione. Così per le altre carte. Nel frattempo Pearce scriveva, minuto per minuto, le sue ‘divinazioni’ cioè quale carta era sistemata di volta in volta sul libro.
I simboli delle carte erano la stella, il cerchio, l’onda, e il quadrato: Pearce segnava le risposte su uno schema preparato in precedenza e al termine dell’esperimento ne inviava un duplicato a Rhine in una busta sigillata. Dal canto suo, conclusa la “serie”, Pratt annotava l’ordine delle carte (solo allora scopriva e inviava a Rhine in un’altra busta sigillata la serie delle estrazioni). Dopo il raffronto tra i due elenchi, Pearce veniva informato dei suoi successi e dei suoi errori: complimenti per i primi e incoraggiamento a non soffermarsi troppo sui secondi, rappresentavano una procedura necessaria per mantenere la ‘motivazione’ a un livello elevato”.
Dopo questa estremamente accurata descrizione di come veniva effettuato l’esperimento, vediamo i risultati.
Furono estratte 1850 carte dei cinque tipi differenti che abbiamo visto: le probabilità di indovinare per caso sono dunque 374 ( ovvero una carta su cinque). Nella esperienza appena descritta, Rhine ne registrò 588, con uno scarto dalla casualità di 214. La possibilità che tale risultato fosse dovuto al caso è estremamente remota, direi infinitesimale. Per Pearce si era comunque di fronte ad un irrefutabile fenomeno di chiaroveggenza. Alle “serie Pearce-Pratt” seguirono le “serie Martin-Scribic”, durate oltre tre anni ed eseguite dalla psicologa Dorothy Martin e dalla studiosa di matematica Scribic.
Individuato tra gli studenti un soggetto particolarmente dotato, effettuarono con esso oltre 3.500 esperimenti con le Carte Zener. La tecnica impiegata era quella denominata DT (dall’inglese Down Through), ove la carte erano enumerate dalla carta superiore a quella inferiore. I risultati furono più che soddisfacenti: si ebbero, mediamente, 6,85 “centri” per partita contro i cinque che avrebbe dato la scelta casuale.
Per dirla con le parole del Duval “… la possibilità che i risultati ottenuti dai soggetti fossero casuali, è rappresentata da una cifra così ‘astronomicamente piccola’ che non può essere scritta per intero”.
Alle tecniche descritte furono in seguito applicate alcune varianti: una è quella denominata tecnica dell’”accoppiamento aperto” (open matching) per la quale il soggetto, con le carte disposte di fronte a lui, ne mette delle altre che ritiene uguali, ma senza busta, cercando di far corrispondere simboli visibili e non. L’altra è quella dell’”accoppiamento cieco” (blind matching) nella quale le carte da accoppiare sono nascoste sotto le buste, cosicché il soggetto deve indovinare, nello stesso tempo, sia il simbolo presentatogli sia quello nascosto sotto la busta che egli sistema a fianco.
Altre varianti furono proposte dallo Scriven e successivamente dall’Haller. Questi infatti disegnò i simboli su una specie di scacchiera nascosta sotto una busta. Il soggetto in esame aveva una duplice difficoltà: doveva infatti indovinare il simbolo e trovare la sua posizione sulla scacchiera.
Verso gli anni Cinquanta Clarke suggerì l’introduzione della tecnica dei riflessi condizionati: egli consigliava di presentare al soggetto parecchie volte lo stesso stimolo, dandogli poi un’indicazione sulla sua prestazione, accompagnata da un leggero shock elettrico per permettere l’apprendimento. Applicando tale procedimento alle nostre esperienze, il soggetto potrebbe così “imparare ad indovinare” trovando l’attitudine mentale che favorisca il successo (suggeriamo allo sperimentatore l’impiego o di uno degli apparecchi per Biofeedback descritti nel libro per controllare la ‘attitudine mentale corrispondente alla carta indovinata). ‘Cavie’ permettendo, ovviamente!
Altre varianti furono introdotte dal Foster che sostituì le normali carte da gioco alle Carte Zener. Notò così che alcuni soggetti reagivano alla carta nella sua totalità, altri soltanto all’uno o all’altro dei particolari considerati: numero, colore, ecc.
Per concludere la nostra panoramica sulle esperienze con le Carte Zener, consigliamo allo sperimentatore di creare personalmente nuove varianti (sostituire ai simboli dei colori oppure dei segni matematici: ×, +, –, ÷, ecc.) e notando poi la cosiddetta “pregnanza” degli stimoli.
Essa consiste nella “preferenza” che un soggetto può avere per una determinata serie di simboli, colori o altre raffigurazioni delle carte da esperimento. Un americano, ad esempio, potrebbe avere un debole per le stelle (pensando alla sua bandiera), una persona molto sensuale potrebbe invece averlo per dei simboli “erotici” e così via.
In Fig. 89 vengono indicati cinque simboli riportati sulle Carte Zener per consentire allo studioso di effettuare gli esperimenti di telepatia “in piccolo”. Il soggetto “emittente” e quello “ricevente” si troveranno in due diverse stanze: l’”emittente” prenderà una carta, a caso, e l’osserverà per un minuto dopo di che la annoterà su un foglio. Il “ricevente” segnerà su un altro foglio il simbolo captato. Per facilitare le cose, il soggetto ricevente potrà essere munito di un semplice segnale sonoro (per esempio, un campanello) in maniera da comunicare al compagno quando può passare alla “trasmissione” della carta successiva.
Ma non vorrei concludere queste necessarie premesse teoriche prima di aver fornito anche ‘brevi cenni sull’universo’ di alcune ‘mantiche’ abbastanza diffuse e in particolare di quella stupefacente ‘tecnica divinatoria’ di matrice cinese – vogliamo definirla così? – nota come ‘I-Ching’.

Di seguito vengono descritti alcuni strumenti elettronici – facilmente realizzabili dal lettore – con cui effettuare esperimenti per molti versi simili a quelli intrapresi agli albori della ricerca parapsicologica da Joseph B. Rhine alla Duke University.

 
 
 

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