Uno dei problemi più diffusi del mondo moderno è il così detto “stress”. E anche uno dei più difficili a risolversi.
Esulerebbe dagli scopi di questo libro fornire al lettore l’ennesimo consiglio, l’ennesima descrizione di tecniche atte a combattere questo “male del secolo”, per ottenere un completo rilassamento psico-fisico, se tale condizione non fungesse da fase preparatoria, da prodromo, per il conseguimento dei cosiddetti “stati alterati di coscienza” frequenti nella pratica yoga.
Nello yoga, infatti, vengono definiti “siddhi” dei particolari poteri acquisiti dagli yogin, dopo lunghissimi anni di duri esercizi a carattere psicofisico.
Nelle Figg. 69 e 70 viene esemplificato l’andamento qualitativo della resistenza elettrica cutanea e delle onde alfa emesse dal cervello durante lo stadio di meditazione profonda, del samâdhi.
“ I soli risultati che possono interessare lo yogi – sostiene Mircea Eliade nel suo Yoga: immortalità e libertà – sono, evidentemente, i risultati di ordine pratico, e precisamente: la penetrazione nelle regioni che sono accessibili all’esperienza normale, la presa di possesso delle zone della coscienza e dei settori della realtà che fino a quel momento sono rimasti, per così dire, invulnerabili. Solamente quando è arrivato a questo preciso stadio della sua disciplina meditativa, lo yogi acquista i “poteri miracolosi” (siddhi)… praticando il “samyama” (cioè le ultime fasi della tecnica Yoga: concentrazione, meditazione e samâdhi, N.d.A), nei confronti dei residui subcoscienti (samskâra), egli conosce le sue precedenti esistenze… mentre… nei confronti delle “nozioni” (pratyaya), lo yogi conosce gli “stati mentali” degli altri uomini.
“Volendo spiegare – prosegue Eliade – perché il samayama riguardante la forma del corpo può rendere invisibile chi lo pratica, Patanjali dice che il samyama rende il corpo impercettibile agli altri uomini, e, non esistendo più un contatto diretto con la luce degli occhi, il corpo scompare. E’ questa la spiegazione data da Patanjali delle sparizioni e delle apparizioni degli yogin, ‘miracolo’ ricordato da un’infinità di testi religiosi, alchimistici e folkloristici indiani”.
Infatti la tendenza generale dei vari testi di yoga di un certo rilievo, è quella di spiegare ogni fenomeno metapsichico e occulto in funzione dei “siddhi”, dei poteri acquisiti dallo yogi durante una lunga pratica di tecniche particolari.
Dopo tali premesse, vorrei entrare nel merito del problema in modo più approfondito, esaminando dapprima alcuni aspetti teorici di quella pratica di matrice orientale che viene definita “Meditazione Trascendentale” e fornendo successivamente al lettore la possibilità di realizzare tutta una serie di apparecchiature elettroniche – alcune molto semplici, altre un po’ più complesse – per poter intraprendere in maniera autonoma una sperimentazione “sul campo”, sia su se stesso, sia sulle… solite cavie “volontarie” reclutate tra amici e parenti di passaggio.
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