New York, 1996. Fu in questa megalopoli che, nell’ufficio di Cleve Backster, uno dei maggiori esperti di poligrafia, ebbe inizio l’affascinante avventura tra l’uomo e una possibile percezione extrasensoriale delle piante.
La poligrafia è la tecnica, basata su sensibilissimi strumenti elettronici, che consente, con basso margine di errore, di evidenziare uno stato psico-fisico anomalo, e quindi eventuali menzogne, in soggetti implicati in casi giudiziari, rilevando variazioni del ritmo di traspirazione, resistenza cutanea, pressione del flusso sanguigno, ecc.
Backster, infatti, spinto da uno di quegli strani impulsi che spesso inducono l’uomo a compiere azioni apparentemente irrazionali, applicò gli elettrodi del suo poligrafo ad una comune pianta da appartamento: la Dracaena massangeana. Lo scopo del suo inconsueto esperimento era quello di vedere quale reazione avrebbe registrato il poligrafo versando acqua sulle radici della pianta. Essendo il poligrafo sostanzialmente un Ohmetro, cioè un misuratore di resistenza elettrica, ci si sarebbe aspettata appunto una diminuzione della resistenza intrinseca della pianta, dovuta all’aumento del tasso di acqua assorbita. In realtà lo strumento registrò delle variazioni impulsive della conducibilità, come se la Dracaena fosse stata sottoposta ad un breve ma intenso stimolo… “emotivo”.
“Il modo più efficace per provare nell’uomo una reazione tanto forte da far ‘saltare’ il galvanometro, – scrivono Tompkins e Bird in La vita segreta delle piante – è quello di minacciare il suo benessere. Backster volle fare lo stesso con la pianta. Immerse una foglia di Dracaena nella sua tazza di caffè bollente: l’apparecchio, stranamente, non registrò reazioni. Egli studiò il problema per diversi minuti; poi concepì una minaccia ben peggiore: avrebbe bruciato proprio la foglia dove stavano attaccati gli elettrodi.
Non appena ebbe l’immagine mentale della fiamma, e ancor prima di muoversi per prendere il fiammifero, il disegno sul grafico registrò un vivissimo cambiamento e la penna fece uno scatto prolungato verso l’alto… Possibile che la pianta avesse letto nel suo pensiero?”.
Pare proprio di sì, a giudicare dai suoi successivi esperimenti. La Dracaena, ed altre piante su cui sperimentò, si mostrarono in grado non solo di esplicare facoltà “telepatiche” ma anche di “distinguere”, per vie misteriose, tra intenzione vera o simulata.
Nel 1968 Backster rese pubblico uno dei suoi più strani e stupefacenti esperimenti: alcune piante, collegate a poligrafi, erano in grado di percepire e “memorizzare” il momento in cui alcuni gamberetti vivi, in un’altra stanza, venivano gettati in un recipiente di acqua bollente.
La polemica, dopo tali rivelazioni, scoppiò furiosa. E non da parte dei soliti ‘animalisti’ ad oltranza! Migliaia di scienziati gli scrissero per avere maggiori dettagli sulle sue esperienze e sulle sue modalità di esecuzione.
Tuttavia le idee propugnate dal Backster, non erano completamente nuove per la scienza occidentale. Già vari anni prima sir Jagadis Chandra Bose, scienziato indiano, sulle idee del quale l’Encyclopedia Britannica scrisse: “… che erano tanto progredite per il suo tempo da non poter essere esattamente valutate.”, aveva concluso dopo lunghi studi, che la sola maniera per evidenziare “gli invisibili mutamenti che avvengono nelle piante” – per determinare cioè il loro stato di “eccitazione” o di “depressione” – era quello di “scoprire una forza coercitiva che faccia dare alla pianta un segnale di risposta. In secondo luogo, dobbiamo fornire i mezzi per una conversione automatica di questi segnali in un documento intelligente. E, per ultimo, noi stessi dobbiamo imparare la natura di quei ‘geroglifici’ ”.
Nelle sue esperienze dimostrò che anche le piante possiedono una sorta di sistema nervoso, di carattere, di sensibilità “emotiva”. Accertò che le piante esalano “l’ultimo respiro” costatando che esse, nei loro ultimi istanti di vita, rabbrividiscono in maniera del tutto simile agli spasmi della morte negli animali. Poté inoltre rilevare che, nel momento della morte, alcune piante sono in grado di liberare una sorta di “anima” sotto forma di energia elettrica e che, come egli scrisse, “cinquecento semi di legumi freschi potevano sviluppare cinquecento volt”. Una differenza di potenziale notevole, anche se lo scienziato indiano non spiega come ottenerli…
Pubblicò, nel 1906, i risultati delle sue osservazioni in due volumi dal titolo Plant Response as a Means of Physiological Investigation nei quali dimostrò come le piante possedessero una struttura straordinariamente simile al nostro sistema nervoso. Ciò non poté non procurargli la manifesta ostilità dei fisiologi e botanici che contestarono vivamente idee così rivoluzionarie.
In un suo successivo scritto Comparative Electro Physiology sostenne, per nulla turbato dalle precedenti critiche, che il nervo vegetale isolato non è distinguibile dal nervo animale. Nel 1918 progettò e costruì uno strumento in grado di amplificare oltre diecimila volte gli impercettibili movimenti e le inapprezzabili fasi della crescita delle piante. Con tale rivoluzionario strumento di misura poté cosi determinare, in tempi brevissimi, l’azione di fertilizzanti, cibi, correnti elettriche ed altri agenti, sul ritmo di crescita dei vegetali.
“Esiste, – si chiese Bose, ormai vecchio e stanco – una possibile relazione tra la nostra vita e quella del mondo vegetale? Il problema non è specificativo, ma comporta una effettiva dimostrazione con metodi non confutabili”.
Ed è per questo che, riprendendo gli studi di Chandra Bose, alcuni ricercatori hanno cercato di razionalizzare, di “quantizzare” quel complesso di relazioni fisiche, psichiche e spirituali tra uomini e mondo vegetale. Naturalmente i mezzi sono quelli dell’anno Duemila e… oltre.
Ad esempio, un giapponese, l’ingegnere Ken Hashimoto, servendosi di apparecchi elettronici è riuscito a tradurre in suoni gli impulsi emessi da una pianta, un cactus, quando viene sottoposto a stress “emotivi”.
Più recentemente, a seguito degli ormai diffusi esperimenti Kirlian, è stato possibile mettere in evidenza lo “stato di salute” delle piante. L’aura irradiata da foglie malate è risultata, nelle effluviografie Kirlian, notevolmente diversa da quella emessa da foglie appartenenti a piante sane.
Come si vede anche in questo settore della biofisica c’è ancora tutto da scoprire e invitiamo pertanto i lettori a realizzare gli apparecchi che descriveremo e a proseguire, anche con i mezzi più semplici, queste importanti e interessantissime ricerche.
Per i ricercatori più smaliziati nel settore elettronico, non risulterà poi difficile abbinare uno dei poligrafi di seguito descritti, con l’apparecchio per il “biofeedback” che verrà illustrato nel Capitolo Terzo. In tal modo, collegando opportunamente, al posto del Galvanometro del poligrafo, gli elettrodi dell’apparecchio per lo studio delle retro-azioni biologiche, sarà possibile realizzare un complesso, in un certo qual modo, simile a quello di Hashimoto, in grado quindi di tradurre i segnali emessi dalla pianta in esame in segnali di natura acustica e quindi in “messaggi” sonori.
Realizzando poi gli “stimolatori elettronici” illustrati nello stesso Capitolo sarà inoltre possibile tentare una sorta di “dialogo” con le piante più “sensitive” nell’accezione che a questo termine viene data nella ricerca parapsicologica.
Bisogna tuttavia tener sempre presente, come abbiamo già accennato nel Capitolo dedicato all’effetto Kirlian, che in questo settore della ricerca, nulla è certo, nulla è verificabile nel cento per cento dei casi e che occorre quindi infinita pazienza e costanza nell’eseguire gli esperimenti, prima di poter ottenere dei risultati, non diciamo probanti, ma almeno credibili.
C’è, infine, chi ha voluto addirittura paragonare le piante ad una sorta di sensibilissime “antenne biologiche” particolarmente ricettive nei confronti di segnali di natura elettromagnetica o di stimoli esterni di natura acustica o elettrica. Anche si segnali provenienti… dallo spazio.
Dopo un breve excursus anche in questo aspetto della ricerca, vedremo dunque come realizzare praticamente alcuni sensibili “Rivelatori Backster” e altri semplici apparecchi per sperimentare direttamente anche in questo inconsueto settore di indagine. |