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MOSE' E LA GRANDE PIRAMIDE
 
 
Alla Ricerca dei Libri di Thot   Brano tratto dal libro
Alla Ricerca dei Libri di Thot - 2a edizione
Rivelazioni proibite e verità scomode: la chiave per decodificare il mistero della Genesi

AUTRICE: Daniela Bortoluzzi
PAGINE: 400
ILLUSTRAZIONI: 60 b/n 16 colore
FORMATO: 17 X 24
ISBN: 978-88-89713-10-5
EURO: 24.00

CON INSERTO A COLORI

 
 
 

Mosè e la Grande Piramide

Il dito di Dio

Quando Mosè mostrò agli Ebrei le “Tavole della Legge” ricevute sul Monte Oreb (la “montagna sacra” che domina la penisola del Sinai e che oggi si chiama Gebel Musa, Monte Mosè), usò una parola plurale per identificarne l’autore; infatti tutti sappiamo che disse: “Sono scritte col dito di Dio”, ma pochi sanno che per dire Dio, usò l’espressione Elhoim.
Erano state scritte dal dito degli Angeli?

Forse Mosè – guarda caso proprio sul Sinai - ebbe un incontro ravvicinato con dei messaggeri divini ?

Non ci sarebbe nulla di strano, né di profano; anzi.

Dio ha sempre avuto l’abitudine di trasmetterci i suoi messaggi per mezzo degli Angeli (traduzione del tutto arbitraria: letteralmente, dal termine ebraico usato, dovremmo dire Messaggeri). E nessuno può vedere Dio, o sentire la sua voce, perché Egli è Puro Spirito, Sorgente d’Energia e di Coscienza.  Le manifestazioni di Dio sono le Sue Opere.

Possiamo vedere o sentire solo i Suoi messaggeri, che sono il tramite attraverso il quale Egli comunica con noi.

A volte li incontriamo senza saperlo. Altre volte vengono a soccorrerci nel bisogno…

Sono esseri che vengono da una dimensione diversa della nostra, e la cui struttura è “sottile”.

Ma non tutti li possono (o li devono) vedere: solo chi si è elevato almeno di un livello. Gli iniziati. O i giusti. I puri.
Oppure chi rientra nel Disegno Divino. E magari ha stretto un Patto di Alleanza…

Mosè era tutto questo.

Le fonti bibliche (Esodo)

  • “Voi stessi vedeste ciò che io ho fatto all’Egitto, e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire verso di me. E ora, se voi vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me il privilegiato tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! E voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa” (Esodo 19, 4/6);
  • “Jahweh disse a Mosè : Ecco che io sto per venire verso di te nella densità della nube, affinché il popolo senta quando io parlo con te e anche a te credano in perpetuo” (Esodo 19, 9);
  • “Fisserai per il popolo un limite tutto attorno dicendo: “Guardatevi dal salire sul monte e dal toccare la sua estremità. Chiunque toccherà il monte dovrà essere messo a morte. Nessuna mano dovrà toccare costui: dovrà essere lapidato e colpito con tiro di arco. Sia giumento, sia uomo, non dovrà sopravvivere. Quando suonerà il corno, allora soltanto essi potranno salire sul monte” (Esodo 19, 12/13);
  • “…sul far del mattino, ci furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte, e un suono fortissimo di tromba […] ora il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso Jahweh nel fuoco, e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava forte. Il suono della tromba diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con un tuono” (Esodo 19, 16/19);
  • “Jahweh discese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e Mosè salì. Poi Jahweh disse a Mosè: “Scendi, scongiura il popolo che non irrompano verso Jahweh per vedere, altrimenti ne cadrà una moltitudine! […] Ma i sacerdoti e il popolo non facciano irruzione per salire verso Jahweh, altrimenti egli si avventerebbe contro di loro!(Esodo 19,20/24)

L’Arca dell’Alleanza

In seguito, Jahweh, o Elohim, secondo il codice, diede a Mosè precise istruzioni per costruire l’Arca dell’Alleanza.

A questo proposito, vorrei sottolineare che la Bibbia, così sibillina, ermetica e simbolica nel descrivere gli avvenimenti, fino al punto che il più delle volte non vengono capiti (da chi non li DEVE capire)… è invece molto precisa nel descrivere le istruzioni ricevute per la costruzione della mitica Arca.

  • “Faranno dunque un’arca di legno di acacia: avrà due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di altezza. La rivestirai d’oro puro: dentro e fuori ne la rivestirai. Farai sopra di essa un bordo d’oro tutt’attorno. Fonderai per essa quattro anelli d’oro e li fisserai ai suoi quattro piedi: due anelli su di un lato e due anelli sull’altro lato. Farai delle stanghe di acacia e le rivestirai d’oro. Introdurrai le stanghe negli anelli ai due lati dell’arca per trasportare l’arca su di esse. Le stanghe dovranno rimanere negli anelli dell’arca: non verranno ritirate di lì. Nell’arca collocherai la testimonianza che io ti darò (Esodo 25,10/16);
  • “ Farai il Propiziatorio d’oro puro; avrà due cubiti e mezzo di lunghezza e un cubito e mezzo di larghezza. Farai due Cherubini d’oro: li farai lavorati al martello sulle due estremità del Propiziatorio. Fà un Cherubino ad una estremità e un Cherubino all’altra estremità. Farete i Cherubini in un sol corpo con il Propiziatorio, alle sue due estremità. I Cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le loro ali il Propiziatorio; saranno rivolti uno verso l’altro e le facce dei Cherubini saranno rivolte verso il Propiziatorio. Porrai il Propiziatorio sulla parte superiore dell’arca, e collocherai nell’arca la testimonianza che io ti darò. Io ti darò convegno appunto in quel luogo: parlerò con te da sopra il Propiziatorio, di mezzo ai due Cherubini che saranno sull’arca delle testimonianze, e ti darò i miei ordini riguardo ai figli d’Israele” (Esodo 25, 17/22)

Segue una meticolosa descrizione di altri oggetti da realizzare esattamente nelle modalità fornite circa misure, peso, materiali, metalli, tecniche e precauzioni. Le indicazioni sono talmente semplici e chiare, che alcuni scienziati hanno ipotizzato di poterla ricostruire senza difficoltà. Si tratterebbe, secondo alcuni, di un potente accumulatore di energia statica, in grado - se solo toccato - di fulminare una persona. Un’arma potentissima, dunque, ma anche un oggetto da temere, essendo la prova tangibile di come Dio si poteva manifestare.

Nessuno avrebbe mai dovuto toccarla a parte Mosè, che era l’unico a servirsene per consentire a Dio di apparire in trono nello spazio fra i due cherubini del propiziatorio.
Ufficialmente, chiunque l’avesse toccata sarebbe morto, e per questo era sempre tenuta isolata al chiuso e coperta; i leviti potevano avvicinarvisi, ma solo dopo che i sacerdoti l’avevano coperta.

Per spostarla, quattro persone la trasportavano reggendo i due bastoni infilati negli appositi quattro anelli.
Qualcuno ipotizza che poteva anche trattarsi di un mezzo di telecomunicazione con Jahweh…

Viene poi ordinata la costruzione di una dimora per ripararla, i cui materiali (velo, cortina, altare, etc.) e relative misure vengono specificate in modo inequivocabile, comprese quelle di un recinto esterno. Poiché se ne sarebbero dovuto servire durante le soste del lungo Esodo biblico, le istruzioni erano perfette per costruire un tempio smontabile… o per meglio dire “da viaggio”! (come le tende da campo che durante le guerre moderne servono ai cappellani militari per celebrare la Messa)

  • “Vi saranno venti colonne con venti basi di rame. Gli uncini delle colonne e le loro aste trasversali saranno d’argento. Parimenti sul lato rivolto a settentrione: […] le relative venti colonne con le venti basi di rame, gli uncini delle colonne e le loro aste trasversali d’argento […] La lunghezza del Recinto sarà di cento cubiti, la larghezza di cinquanta, l’altezza di cinque cubiti; di bisso ritorto, con le basi di rame. Tutti gli utensili della Dimora per tutti i suoi servizi e tutti i picchetti e i picchetti del Recinto saranno di rame” (Esodo 27, 10/19)

Mosè predispone - per la custodia del sacro baule - una serie di regole ferre e spesso incomprensibili. Per esempio, solo il fratello Aronne avrebbe dovuto occuparsene, facendosi aiutare dai suoi figli. Nessun altro doveva avvicinarsi o toccarla. Durante le soste del lungo viaggio, l’Arca sarebbe sempre rimasta nascosta nella Sacra Tenda “smontabile” costruita secondo le istruzioni ricevute dal Signore, mentre durante il lungo cammino avrebbe preceduto la carovana.
Dopo molte peregrinazioni, durante le quali il popolo di Israele superò (grazie all’Arca, che permetteva di invocare l’intervento di Jahweh) serie difficoltà, alla fine – con la sua collocazione nel Tempio di Gerusalemme - il prezioso oggetto fu messo al sicuro, insieme al suo contenuto (le Tavole della Legge, un vaso di manna raccolta durante l’esodo, e la verga con la quale Aronne aprì le acque del Mar Rosso e scatenò contro l’Egitto le famose piaghe), e diventò il simbolo universale dell’alleanza tra Dio e gli uomini.

Durante molti secoli e continue guerre di religione, l’Arca ed il tesoro del tempio furono oggetto di molti tentativi di saccheggio. Perfino i Crociati, i “soldati di Dio”, con il pretesto di combattere i nemici, irruppero nel Tempio per rubare “il Tesoro”, facendo vere e proprie carneficine di religiosi e di guardiani. Più volte il tempio stesso fu distrutto e ricostruito sullo stesso luogo, che era stato scelto – inizialmente – da Jahweh stesso. Durante la distruzione del 583 a.C., quando l’esercito babilonese sconfisse e depredò gli ebrei, l’Arca “sparì”. Fino a quel momento, era sempre rimasta nel sacrario dove l’avevano nascosta i leviti, una cripta segretissima situata sotto il Tempio.

In seguito, queste incursioni furono osteggiate dai Templari.Forse loro scoprirono dov’era finita e la nascosero in qualche cattedrale, col Graal ed altri oggetti sacri; ma è anche possibile che l’Arca sia ancora a Gerusalemme, sotto il Tempio, in un luogo sotterraneo sul quale viene mantenuto il più assoluto segreto.

Una cosa è sicura: Mosè era stato allevato nella casa di un importante Faraone, alla stregua di un figlio, ma poiché il suo nome fu cancellato da ogni papiro e monumento, non possiamo dire con sicurezza di quale re si sia trattato. Gli archeologi, confortati anche dai racconti biblici (Esodo14,21/28),escludonoche fosse Seti I; infatti se - quando il Faraone inseguì Mosè per riprendersi gli schiavi ebrei - perì nelle acque del Mar Rosso (quando si richiusero), non poteva essere il figlio di Seti I, ossia Ramses II (che morì di vecchiaia). A meno che la versione cinematografica nella quale Ramesse vide il suo esercito ingoiato dal mare, e quindi si salvò in tempo fermandosi (ritornando poi alla reggia con terribili ricordi), non sia verosimile. A questo proposito, vorrei ricordare che la Bibbia non fa mai affermazioni sulla morte del Faraone, ma piuttosto del suo esercito, dei suoi soldati, o tutt’al più dei suoi cavalli e dei suoi carri (Esodo 15,19). Perché, se fu Mosè a scrivere il testo dell’Esodo, non fece il nome del Faraone e non fu preciso circa la sua sorte? Secondo me i fatti si svolsero proprio all’epoca di Seti I e del figlio Ramesse; se ho ragione, e se l’Esodo fu il diario di viaggio dell’autore, allora bisogna riconoscere che nel testo traspaiono velatamente le tradizioni egiziane, nel non voler lasciare traccia del nome di chi era stato colpevole di un’infamia. Sia quel che sia, una cosa è certa: nessun Faraone ha  voluto ricordare l’esodo degli ebrei e la potenza dimostrata dal “loro” Dio, che li aveva difesi miracolosamente durante l’inseguimento dell’esercito egiziano. Allo stesso modo in cui non volle lasciare traccia – ammesso che il fatto sia realmente accaduto – della terribile “strage di innocenti” ebrei… che sarebbe stata all’origine di tutto.

 
 

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