I roghi degli inquisitori, la spada dei cavalieri, il veleno dei nobili hanno contribuito a generare i diavoli e gli spettri dei secoli successivi al medioevo. L’Italia è ricca di leggende e misteri legati al soprannaturale. Nel medioevo circolano molte storie che hanno come protagonista il demonio, spesso associate a tesori nascosti e, naturalmente, a cruenti fatti di sangue. Mentre il cristianesimo avanza imperterrito, imponendo i suoi dogmi e princìpi, si riscontra la sopravvivenza di tradizioni e culti risalenti al paganesimo, specie in tutte quelle zone periferiche, lì dove i missionari giungevano di rado o per nulla affatto. Così, le leggende e i miti del mondo antico, al contatto con la dilagante dottrina ecclesiastica, mutano forma e si trasformano, assumendo connotati più moderni, dal sapore cristiano, forse nella speranza di mimetizzarsi, forse per vocazione. Così, i mostri del mondo pagano, gorgoni, arpie, etc., diventano i diavoli del cristianesimo. Ma si tratta solo di paure e superstizioni? Probabilmente, alcune leggende presentano un fondo di verità. In particolare, riteniamo interessante segnalare alcuni luoghi per così dire “demoniaci”.
A Milano, ad esempio, davanti alla Chiesa di Sant’Ambrogio è ancora possibile osservare la cosiddetta Colonna del Diavolo. Su di essa sono ben visibili due fori che secondo la leggenda furono prodotti dalle corna del demonio. Scaraventato sul pilone da Sant’Ambrogio, vi rimase incastrato, così il santo poté rimandarlo all’inferno, da dove era venuto, aprendo una voragine proprio alla base del pilastro. C’è chi dice che in inverno, annusando tali fori, si possa percepire odore di zolfo. In verità, chi scrive non ha rilevato alcunché, ma rimane sempre la leggenda e il mistero di come siano stati prodotti questi due fori. Inoltre, è possibile che solo certi individui, più “sensitivi” di altri, possano sentire tale odore.
La presenza di un santo, in qualità di deus ex machina della situazione, è riscontrabile in quasi tutte le leggende di questo tipo, perché il periodo in cui sorgono, il medioevo, è dominato dalla paura di finire all’inferno, indotta dalla Chiesa. Probabilmente, molte di queste storie nacquero proprio in ambito ecclesiastico, proprio con lo scopo di far avvicinare maggiormente i fedeli ai luoghi di culto.
In molte zone d’Italia ritroviamo enigmatici edifici e monumenti, che la tradizione associa in un modo o nell’altro al demonio, come ad esempio il Duomo di Milano, il Palazzo Trucchi di Levaldigi a Torino, il secentesco Palazzo Galasso di Trento, costruito in una sola notte; il Palazzo Bernardini di Lucca, il Castello di Marostica (Vi), il Palazzo Sforza di Imola (Bo); l’Acquedotto del Triglio, a Taranto, che si dice sia stato costruito dal poeta e stregone latino Virgilio in una sola notte380. Al demonio si deve la costruzione addirittura di una chiesa, quella di Matrice (Cb), sulla strada che da Termoli porta a Campobasso.
Particolarmente interessante è la Sacra di San Michele, presso Avigliana (To). Si tratta di un’abbazia, denominata “della Chiusa”, molto suggestiva, costruita su un irto sperone roccioso. Proprio per questo, nei secoli ha ispirato numerose leggende. Al suo interno troviamo una raffigurazione della cosiddetta “lingua del diavolo”, ovvero, un labirinto, e la Porta dello Zodiaco, sulla quale sono scolpite in rilievo le dodici costellazioni (sullo stipite di destra) più altre (su quello di sinistra). Il luogo è particolarmente suggestivo ed emblematico. L’abbazia sarebbe allineata con altri luoghi iniziatici, come Monte Sant’Angelo (Fg) e Mont St. Michel, in Normandia; tutti santuari dedicati a San Michele.
Inoltre, ricordiamo i cosiddetti “ponti del diavolo”, diffusissimi in tutta Italia. Ne ritroviamo uno a Pont-Saint-Martin, in Valle d’Aosta; a Lanzo Torinese, in Piemonte; a Bugliala di Trasquera e a Foppiano, in provincia di Verbania; a Dronero e a Neive, in provincia di Cuneo; sul Monte Marona (No); sulla piccola Isola di Torcello, nella laguna veneta; a Bobbio (Pc); a Borgo a Mozzano (Lu); a Cividale del Friuli (Ud) in origine del XV secolo, distrutto e ricostruito alla fine della Prima guerra mondiale, lì dove troviamo tra l’altro i resti del cosiddetto “Ipogeo celtico”, in Via Monastero Maggiore, al numero 4. Un ponte del diavolo lo troviamo a San Mango del Calore (Av). Quest’ultimo è anche chiamato Ponte di Annibale. Altri ponti associati al maligno sono quelli di Tiberio, a Rimini; quello di pietra della Val di Dossena, vicino a Modena; quello antichissimo di Blera (Vt), del I secolo a.C.; quello di Manziana (Rm); di Le Prese e di Sondalo, in provincia di Sondrio; quello coperto di Pavia, quello di Tolentino (Mc) e quello di Vobbia (Ge). Naturalmente, la lista potrebbe essere ancora più lunga.
Alcuni di questi ponti, per una ragione o per un’altra, sono considerati dei veri miracoli architettonici, per questo motivo sono stati spesso associati all’opera del maligno.
Nelle vicinanze di Bergamo, lungo la strada che porta a Seriate, c’è un arco di marmo un tempo appartenente all’ormai scomparsa Villa Celladina, la cui costruzione è attribuita al diavolo. Dal “portone del diavolo”, così è denominato tale arco, si sprigionerebbe ancora oggi un forte odore di zolfo poco prima di un temporale.
Infine, a Roma, sul Lungotevere Prati, segnaliamo la presenza di un curioso museo, quello delle Anime del Purgatorio, allestito tra le mura della neogotica Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, che ricorda un po’ il Duomo di Milano, ma in miniatura. All’interno di questo museo è possibile vedere, dopo essersi messi d’accordo con il parroco, oggetti particolari, come le “impronte di fuoco” che le anime del purgatorio avrebbero lasciato impresse su tavolette di legno, libri antichi, stoffe e vestiti. Tale raccolta venne costituita da padre Vittore Jouet alla fine del XIX secolo, per dimostrare l’esistenza dell’Oltretomba. In realtà fece un favore agli studiosi di fenomeni paranormali, raccogliendo insieme pezzi interessanti e unici, come le impronte di fuoco lasciate su vari oggetti dalle anime desiderose di manifestare la loro presenza in questa nostra dimensione.
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