A grande profondità sotto l'oceano Atlantico,
si estendono le vestigia di un continente (...).
Così lo scrittore Charles Berlitz iniziava il suo Atlantide, l'ottavo continente (edito nel 1987), un libro di gran successo. Molti, infatti, sono i film, i racconti, i libri scritti su Atlantide, il continente sommerso, e molte le persone che invano per anni lo hanno cercato, tentando di svelare un così grande mistero, il mistero della sua scomparsa, di ciò che una volta fu.
Atlantide… Anche se in molti ne hanno parlato, questo nome riecheggia nella mente di alcuni come una lontana reminiscenza, magari perché ne hanno sentito parlare durante la loro infanzia o distrattamente attraverso i mass media. Ma che cosa si sa realmente di Atlantide? Che fu un’isola situata oltre le Colonne d’Ercole e che ne parlarono il grande filosofo Platone e, prima di lui, Solone e Dionisio di Mileto. Questi ultimi (dai quali attinse Platone) vennero a conoscenza dell’isola attraverso delle tavole conservate in Egitto, nel tempio di Sais. Delle tavole oramai andate perdute.
Vi è in Egitto (…) nel Delta, presso il cui vertice si divide il corso del Nilo un distretto denominato Saitico, e Sais è la città più importante di questo distretto - città da cui proveniva anche il re Amasi (…).
Per gli abitanti una dea fu la fondatrice della città, e il suo nome in Egiziano è Neith, mentre in Greco, come dicono loro, Atena: sono molto amici degli Ateniesi e in un certo senso dicono di essere ancora parenti con loro. Solone disse che, giunto in quel luogo, venne accolto con grandi onori presso di loro, e che avendo una volta domandato sui fatti antichi i sacerdoti più preparati intorno a tali questioni, scoprì che né lui stesso né nessun altro greco era per così dire al corrente di tali fatti.
[Platone, Timeo, 4]
Una trascrizione di queste tavole di Sais sarebbe stata conservata anche nella famosa biblioteca di Alessandria, centro del sapere classico, una delle sette meraviglie del mondo antico. Si dice che contenesse più di 700.000 volumi, ma molti andarono perduti per sempre. La biblioteca venne infatti distrutta parzialmente da un incendio nel 48 a.C. dalle armate di Giulio Cesare. Il colpo di grazia lo ricevette nel VII secolo d.C., a causa delle invasioni degli Arabi. Le parole del califfo Omar in merito ai libri contenuti nella biblioteca rimasero impresse nella memoria dell’umanità:
Se ciò a cui si riferiscono [i libri qui contenuti] si trova già nel Corano allora sono inutili e potete bruciarli. Se ciò a cui si riferiscono non si trova nel Corano, allora si devono distruggere perché dannosi ed empi.
I preziosi manoscritti che avrebbero potuto chiarirci molte idee in merito all’isola di Alantide vennero utilizzati dal califfo come combustibile per le caldaie degli stabilimenti dei 600 bagni di Alessandria, conquistata nel 641 d.C.! Fu un vero scempio.
Gli scritti di Platone narrano di un’isola situata oltre le Colonne d’Ercole, quindi, nel mezzo dell’Oceano Atlantico (anche se altri la identificano con l’Antartide, con la Sardegna, con Santorini (anticamente chiamata Thera), o con un’altra isola dell’Egeo. C’è inoltre chi pensa che Atlantide si trovasse in Tunisia, nel Mare del Nord, in Centro America e perfino nel lago Titicaca, in Perù.
Molti hanno sempre visto tale racconto come di pura fantasia, attribuendogli erroneamente solo significati simbolici, allegorici o esoterici. Eppure, non sarebbe la prima volta che, alla luce di nuove scoperte, la storia viene riscritta. Famoso è il caso dell'archeologo Heinrich Schliemann, che nel 1873 scoprì le vestigia di ciò che un tempo fu la mitica città di Troia, ritenuta fino ad allora solo una leggenda nata dalla fantasia dell’autore greco Omero. Dopo aver scoperto il tesoro di Priamo, Schliemann fece importanti scoperte a Micene, verificandone, anche in questo caso, la realtà storica. Sarebbe andato oltre, se non fosse sopraggiunta la vecchiaia e poi la morte.
Infatti, a quanto sembra, lasciò una lettera nella quale spiegava le sue idee in merito a un altro grande mistero dell’umanità: «Io sono giunto alla conclusione –scrisse Schliemann– che l’Atlantide non solo è veramente esistita (…), ma è stata anche la culla di ogni civiltà (…). Tra i materiali che ho raccolto si trovano documenti, annotazioni e relazioni su questo tema, nonché tutte le prove più idonee, a mio parere, per dimostrare questa grande verità (…). Voglia l’Onnipotente proteggere questa importante missione!».
L’archeologo lasciò importanti indizi, tra cui quello di cercare in un sepolcro situato a est delle rovine del tempio di Sais in Egitto, e nel campo funerario della valle di Chacuna. Inoltre, in un altro suo manoscritto, descrive un interessante ritrovamento effettuato tra le rovine dell’antica città di Troia nel 1873: «Allorché riuscii a riportare alla luce il secondo strato con il celebre tesoro di Priamo, scoprii, proprio sotto il vasellame d’oro, alcune tavolette d’argilla, diversi oggetti di metallo, altri di osso pietrificato e, infine, alcune monete. Il vaso e la maggior parte degli oggetti in esso contenuti recavano un’iscrizione in geroglifici fenici che diceva “Dal Re Crono di Atlantide”».
Schliemann, durante la sua permanenza a Pietroburgo, esaminò due interessanti papiri conservati al Museo Hermitage. In uno di questi trovò scritto: «Il Faraone mandò una spedizione verso Occidente affinché cercasse tracce della terra d’Atlantide, dalla quale, 3350 anni prima, gli antenati degli Egizi erano giunti, portando con sé tutta la sapienza e la saggezza della loro terra d’origine».
Egli, a quanto pare, indagò con passione questo mistero, scoprendo anche analogie tra certe ceramiche fenice e altre trovate a Tiahuanaco, in Bolivia. In un altro suo manoscritto riporta le sue conclusioni:
«Tra la civiltà maya e l’egizia esiste un’analogia così spiccata, da escludere nel modo più assoluto che si tratti di un caso fortuito. In archeologia, d’altronde, coincidenze del genere sono impossibili! L’unica spiegazione è dunque da individuarsi nel fatto che –come narravano le leggende – sia effettivamente esistito, in altri tempi, un grande continente intermedio, che serviva da ponte e da collegamento tra quelli che ora denominiamo il Nuovo e il Vecchio Mondo. Un continente scomparso, l’Atlantide, i cui abitanti fondarono colonie sia in Egitto che nell’America Centrale»
Gli stessi Erodoto, Diodoro Siculo, Plinio il Vecchio e Virgilio, credevano anche all’esistenza di un’altra isola leggendaria, quella di Iperborea, che doveva situarsi nella zona artica: un’isola di ghiaccio circondata da alte montagne, tra le quali vivrebbero degli uomini “quasi trasparenti”, gli Iperborei. Navigatori greci e babilonesi l’avrebbero scorta più di una volta, quando meno se l’aspettavano. Ma non è per niente facile trovarla. Molti, ancora nella nostra era, partirono alla ricerca di quest’isola misteriosa, senza mai avere successo.
Anche Diodoro Siculo, storico greco vissuto nel I secolo a.C., ci parla di Atlantide e del contributo che diedero i suoi abitanti all’umanità. Approfondiremo questo punto nei prossimi capitoli:
Ma dacché abbiamo menzionato gli Atlantidi, crediamo sia giusto riferire qui ciò che i loro miti dicono della genesi degli Dei (...).
Dopo la morte di lperione, narra il mito, il regno fu diviso fra i figli di Urano, i più famosi dei quali erano Atlante e Crono.
Di costoro, Atlante, ricevette come sua parte le regioni sulla costa (africana) dell'Oceano, e non solo diede il nome di Atlanti(di) ai suoi popoli, ma chiamò anche Atlante la montagna più grande di quella terra.
Dicono inoltre che egli perfezionò la scienza dell'astrologia e fu il primo a fare conoscere all'umanità la dottrina della sfera; e fu per questa ragione che si credette che tutto il cielo venisse sorretto sulle spalle da Atlante (...).
[Diodoro Siculo, Biblioteca Storica] |