Porto di Tunisi.Anno Domini 1272. Equinozio di Primavera.
"...Avanti, marinai di Amalfi, tagliate i cavi delle ancore e sbrigatevi ad agganciare i vascelli turchi ! … Presto, approfittiamo del fatto che tutti i turchi sono a terra nelle taverne! Faremo certamente un bel bottino…”
…e, in realtà, almeno ai fini della Conoscenza scientifica, il ‘bottino’ fu di capitale importanza!
E’ ancora l’amico Ing. Mario Pincherle a ricordarci come non siano stati sicuramente i ‘soliti’ Cinesi ad inventare la Bussola. Né, tantomeno, il ‘mitico’ Flavio Gioia.
Ma vediamo perché.
Le concitate frasi con cui ho iniziato questo Capitolo molto probabilmente furono pronunciate da qualche comandante di galee amalfitane di passaggio – silenzioso passaggio – nelle acque del porto tunisino.
Le ‘Cronache Amalfitane’ riportano infatti i particolari dell’episodio che avrebbe visto i marinai di quella che fino ad un secolo prima era stata una delle più potenti ‘Repubbliche Marinare’ appropriarsi – diciamo così – indebitamente dei vascelli.
Amalfi, con la sua posizione strategica, quasi al centro del Mare Mediterraneo era stata fino ad un secolo prima un importante ponte di transito tra l’Occidente latino-germanico e l’Oriente bizantino. Nell’XI secolo essa raggiunse l’apogeo della sua influenza sui mari e nei commerci, mantenendo stretti lega mi tra le Corti di Roma e di gran parte dell’Italia meridionale e le coste del Mar Nero, dando vita anche ad un importante codice di diritto marittimo denominato ‘Tavole Amalfitane’.
Ma poi – nel 1135 – venne la conquista normanna, venne la potentissima flotta di Pisa, venne la sua inarrestabile decadenza…
Ma non venne meno lo spirito d’avventura dei marinai amalfitani che non disdegnavano certamente di spingersi – a loro rischio e pericolo – fin verso le coste dell’Africa settentrionale, fino alle coste tunisine e oltre.
Tra il ‘bottino’ carpito così avventurosamente alla flotta turca c’era uno strano forziere, di forma sferica, abbellito da raffinati ceselli, quello che nel latino medievale veniva chiamato ‘buxula’…
Certamente doveva contenere qualcosa di molto prezioso…
E infatti lo conteneva! Ma il capitano ancora non poteva saperlo mentre rovistava, deluso, tra una lunga asta di bronzo, dei nastri di stoffa, una strana sfera metallica, cava, un’ancor più strana ‘pietra’ scura su cui erano ‘attaccati’ dei corti frammenti di ferro a forma di falce lunare. Uno strano ’bottino’ di guerra che, però, suscitò la curiosità di qualche mente più aperta, di qualcuno che intuì come abbinare quegli strani oggetti, come utilizzarli per orientarsi nei lunghi viaggi per mare, anche indipendentemente dalle continue oscillazioni della nave.
Ma come funzionava quell’ingegnoso strumento che i popoli del Nord d’Africa avevano ‘copiato’ sicuramente da qualcuno le cui origini si collocano indietro, molto indietro nel tempo?
Secondo tradizioni ‘ortodosse’ comunemente accettate ma… poco attendibili, l’invenzione della ‘bussola’ si fa risalire ai Cinesi e, più esattamente, all’Imperatore Huang-ti che a metà del III millennio a.C. avrebbe fatto installare sul suo regale carro un dispositivo che indicava sempre la direzione Nord-Sud.
Ma questa, come dicevo, è leggenda…
Come forse appartiene alla leggenda anche i fatto che i Cinesi usassero, fin dal X secolo a.C., lo ‘Ien-nan’ o ‘Chin-nan’ che indicava costantemente la direzione Nord-Sud. Solo se facciamo un salto di parecchi secoli e ci avviciniamo all’XI secolo della nostra Era troviamo un’attendibile pubblicazione cinese intitolata ‘P’ing-chou-k’o-t’an’ che descrive in modo abbastanza attendibile quella che avrebbe potuto realmente essere una bussola come noi la conosciamo [...]. |